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domenica 24 febbraio 2013
Non basta che l’altro veda: deve sentire che la correzione scaturisce dall’affetto e non da rancore.
Anche se l’amico si sente offeso, tu continua a correggerlo. Anche se l’amaro della correzione lo ferisce, tu continua a correggerlo. Le ferite d’un amico sono più tollerabili dei baci degli adulatori. Riprendi dunque l’amico quando sbaglia. Soprattutto, però bada di correggere senza irritazione e senza asprezza, per non sembrare che stai sfogando la tua stizza invece di rimproverare l’altro. Ho conosciuto della gente che maschera l’intimo astio o il bollore della propria collera con il nome di zelo e di franchezza. Seguire le proprie reazioni istintive non hai mai giovato a nessuno, anzi fa molto male. Tra amici questo comportamento è inescusabile. Dobbiamo saper compatire l’amico, comprendere la sua fragilità, considerarne i limiti come se fossero nostri, correggerlo con umiltà e simpatia. Il rimprovero sarà fatto con volto mesto, a mezza voce, mescolando lagrime e parole. Non basta che l’altro veda: deve sentire che la correzione scaturisce dall’affetto e non da rancore. Se lui rifiuta il primo rimprovero, forse accetterà il secondo. Intanto tu prega, piangi, mostrati afflitto e conservagli un tenero affetto. (Aelredo di Rievaulx, Trattato sull’amicizia, 106-107).
giovedì 27 dicembre 2012
nulla di più dolce e di più vantaggioso può essere gustato e trovato
"Di tutti i valori umani, niente di più santo e di più utile può essere desiderato e cercato, nulla di più dolce e di più vantaggioso può essere gustato e trovato, dell'amicizia, benchè nulla sia così difficile da acquisire.
L'amicizia è fonte di benedizioni in questa vita e nell'altra.
La sua soavità rende attraenti tutte le virtù, mentre è capace di estirpare ogni specie di vizi. Addolcisce l'avversità e modera la buona fortuna, sicchè si può dire che nessun uomo può essere contento in questo mondo senza amici.
"Guai a chi è solo; se cade, non ha alcuno che lo rialzi". (Qo 4,10).
Chi non ha amici è proprio solo.
Al contrario pensa alla soddisfazione, alla gioia che uno prova nell'avere una persona alla quale poter parlare senza reticenze dei propri problemi personali, nell'avere qualcuno cui rivelare i propri punti deboli e manifestare senza arrossire, i propri progressi spirituali, cui confidare i segreti e le aspirazioni del cuore.
Nulla è più dolce di una tale unione di cuore a cuore e di mente a mente.
In simile unione non c'è posto per l'arrivismo nè per il sospetto.
La stessa correzione non è presa in cattiva parte, nè la buona parola per adulazione."
(A. Rievaulx)
L'amicizia è fonte di benedizioni in questa vita e nell'altra.
La sua soavità rende attraenti tutte le virtù, mentre è capace di estirpare ogni specie di vizi. Addolcisce l'avversità e modera la buona fortuna, sicchè si può dire che nessun uomo può essere contento in questo mondo senza amici.
"Guai a chi è solo; se cade, non ha alcuno che lo rialzi". (Qo 4,10).
Chi non ha amici è proprio solo.
Al contrario pensa alla soddisfazione, alla gioia che uno prova nell'avere una persona alla quale poter parlare senza reticenze dei propri problemi personali, nell'avere qualcuno cui rivelare i propri punti deboli e manifestare senza arrossire, i propri progressi spirituali, cui confidare i segreti e le aspirazioni del cuore.
Nulla è più dolce di una tale unione di cuore a cuore e di mente a mente.
In simile unione non c'è posto per l'arrivismo nè per il sospetto.
La stessa correzione non è presa in cattiva parte, nè la buona parola per adulazione."
(A. Rievaulx)
domenica 11 marzo 2012
sentire che la correzione scaturisce dall’affetto e non da rancore
Anche se l’amico si sente offeso, tu continua a correggerlo. Anche se l’amaro della correzione lo ferisce, tu continua a correggerlo. Le ferite d’un amico sono più tollerabili dei baci degli adulatori. Riprendi dunque l’amico quando sbaglia. Soprattutto, però bada di correggere senza irritazione e senza asprezza, per non sembrare che stai sfogando la tua stizza invece di rimproverare l’altro. Ho conosciuto della gente che maschera l’intimo astio o il bollore della propria collera con il nome di zelo e di franchezza. Seguire le proprie reazioni istintive non hai mai giovato a nessuno, anzi fa molto male. Tra amici questo comportamento è inescusabile. Dobbiamo saper compatire l’amico, comprendere la sua fragilità, considerarne i limiti come se fossero nostri, correggerlo con umiltà e simpatia. Il rimprovero sarà fatto con volto mesto, a mezza voce, mescolando lagrime e parole. Non basta che l’altro veda: deve sentire che la correzione scaturisce dall’affetto e non da rancore. Se lui rifiuta il primo rimprovero, forse accetterà il secondo. Intanto tu prega, piangi, mostrati afflitto e conservagli un tenero affetto. (Aelredo di Rievaulx, Trattato sull’amicizia, 106-107)
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