Visualizzazione post con etichetta Thomas Merton. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Thomas Merton. Mostra tutti i post

lunedì 5 agosto 2013

Nessuno deve sentirsi costretto ad essere assolutamente e perfettamente “originale” in ogni parola che scrive.

Paradossalmente, 
ho trovato la pace perché sono sempre stato insoddisfatto. 
I miei momenti di depressione e di disperazione finiscono per trasformarsi 
in occasione di rinnovamento, in nuovi inizi. 
Se mi succedesse una volta o l’altra di restare tranquillo 
e soddisfatto con il tram tram quotidiano, con i suoi ritmi e i suoi cliché, 
è perché sarebbe giunta l’ora di chiamare l’impresario delle pompe funebri. 
Così, allora, questo malcontento che talvolta mi preoccupava 
e ha certamente, lo so bene, preoccupato altri, 
mi ha di fatto aiutato a muovermi liberamente e 
persino allegramente nel flusso della vita. 
Le mie proteste taciute (o espresse) mi hanno impedito di aggrapparmi a ciò che era ormai superato. Quando un pensiero è stato espresso, lascialo. 
Quando qualcosa è stato scritto, pubblicalo e dedicati a qualcosa d’altro. 
Tu potrai dire la stessa cosa un giorno, ad un livello più profondo. 
Nessuno deve sentirsi costretto ad essere assolutamente e 
perfettamente “originale” in ogni parola che scrive. 
(Thomas Merton, A Thomas Merton Reader).

venerdì 2 agosto 2013

La perdita della libertà consiste nell’assoggettarsi alla tirannia dell’automatismo, sia nel capriccio della nostra ostinazione o nei ciechi dettami del despotismo, del convenzionalismo, dell’abitudine o della semplice inerzia collettiva.



Thomas Merton

Semi di contemplazione

26. Libertà nell’obbedienza

Per capire il pieno valore dell’obbedienza spirituale dobbiamo fare un’attenta distinzione tra
caparbietà
e libertà genuina.
Questa distinzione è della massima importanza,
perché siamo chiamati alla libertà nell’obbedienza
e non al mero sacrificio di ogni indipendenza
per sottostare all’autorità come macchine.
La libertà più alta si trova nell’obbedire Dio.
La perdita della libertà
consiste nell’assoggettarsi alla tirannia dell’automatismo,
sia nel capriccio della nostra ostinazione
o nei ciechi dettami del despotismo, del convenzionalismo, dell’abitudine o della semplice inerzia collettiva.
Una delle illusioni più comuni è che, con l’opporre i miei capricci ai dettami dell’autorità,
io manifesto la mia libertà.
Agisco «spontaneamente». Ma questa non è vera spontaneità e non conduce all’autentica libertà. È licenza invece che libertà.
Certamente, anche questa spontaneità imperfetta può essere in sé preferibile alla morta routine di un convenzionalismo passivo,
ma ciò non dovrebbe impedirci di vederne i limiti evidenti.
Eppure oggi molti trovano assai difficile capire l’obbedienza religiosa,
proprio perché avvertono
che è troppo esigere il sacrificio della propria «personalità» e della propria «spontaneità».
In verità, il problema è spesso molto confuso.
Da una parte il soggetto può voler sfuggire alla responsabilità.
Dall’altra, il superiore può essere mosso da capriccio o immaturità,
non essendo egli stesso all’altezza di assumersi tutte le responsabilità del suo ufficio.
Solo chi ha personalmente imparato a obbedire intelligentemente
sa comandare intelligentemente.
Così facendo, egli conosce il vero valore dell’obbedienza per il soggetto e lo stretto limite dei propri poteri.
Una volta ammesso francamente che la prudenza del superiore e la sua capacità di assumersi le responsabilità del suo ufficio sono di grande importanza,
bisogna anche ricordare che il soggetto deve sapere obbedire al suo superiore attuale, anche se non è all’altezza della situazione.
Il soggetto può essere conscio o meno che la propria condizione non è l’ideale; ma ciò non deve influire sulla sua volontà di obbedire.
La carità esige che egli ignori le eventuali debolezze di chi sta sopra di lui e il buon senso gli impone una certa prudenza nel giudicare e criticare le decisioni del suo superiore.
Dopo tutto, nessuno è buon giudice della propria causa,
e siamo tutti inclini a lasciarci influenzare dal pregiudizio e dalla caparbietà
nello scorgere deficienze inesistenti.
Quindi, anche senza voler restare deliberatamente ciechi di fronte alla verità,
dobbiamo convincerci che ci sarà di gran profitto esercitare l’obbedienza anche di fronte a ordini non sempre ragionevoli e prudenti.
Nell’agire così non chiudiamo gli occhi all’evidenza dei fatti né vogliamo ingannarci; ma accettiamo semplicemente la situazione per quella che è, con tutti i suoi difetti, e obbediamo per amore di Dio.
Per fare questo dobbiamo giungere a una decisione molto ragionata e libera,
che in alcuni casi può essere molto difficile.
Nessuno può diventare santo o contemplativo abbandonandosi stupidamente a un concetto troppo semplicistico dell’obbedienza.
Sia in chi obbedisce che in chi comanda,
l’obbedienza presuppone una consistente dose di prudenza;
e prudenza significa responsabilità.
Obbedire non è abdicare alla libertà,
ma fare uso prudente di questa a condizioni ben definite.
Ciò non facilita in nessun modo l’obbedienza
né può essere considerato un mezzo per evitare di assoggettarsi all’autorità.
Al contrario un’obbedienza di questo genere fa pensare a una mente matura,
capace di prendere risoluzioni difficili e di ben comprendere ordini difficili,
eseguendoli con precisione e fedeltà alle volte veramente eroiche.
Una simile obbedienza non è possibile senza un’ampia riserva di perfetto amore spirituale.

giovedì 1 agosto 2013

Poiché hanno preferito il piacere e le emozioni ai sacrifici austeri imposti da una fede genuina, le loro anime sono diventate stagnanti.



Thomas Merton

Semi di contemplazione

26. Libertà nell’obbedienza

L’uomo più pericoloso del mondo è il contemplativo
che non si lascia guidare da nessuno.
Egli fida solo nelle sue visioni.
Obbedisce ai suggerimenti di una voce interiore ma non ascolta gli altri.
Identifica la volontà di Dio con tutto ciò
che gli fa provare in cuore una grande luce piena di calore e di dolcezza;
più dolce e più caldo è tale sentimento,
più egli si convince della propria infallibilità.
E se la pura forza della sua fiducia in se stesso si comunica agli altri e
dà loro l’impressione che egli sia veramente un santo,
un tale uomo può rovinare
una intera città o un ordine religioso o anche una intera nazione:
il mondo è coperto dalle cicatrici che sono state inferte nelle sue carni da simili visionari.
Spesso, tuttavia, persone simili non sono altro che innocui seccatori.
Essi si aggirano in un vicolo cieco spirituale
e qui si adagiano in un piccolo
e tranquillo nido di emozioni private.
Nessuno in realtà può essere portato ad invidiarli o ad ammirarli,
perché anche coloro che nulla sanno della vita spirituale possono in certo modo intuire
che tali uomini hanno ingannato se stessi uscendo dalla realtà
e si sono accontentati di un’apparenza.
Sembrano felici, ma non vi è nulla di attraente o di contagioso nella loro felicità.
Sembrano in pace, ma la loro pace è vuota e inquieta.
Hanno molto da dire, e tutto ciò che dicono è un messaggio con la «M» maiuscola, eppure non convincono nessuno.
Poiché hanno preferito il piacere e le emozioni ai sacrifici austeri imposti da una fede genuina,
le loro anime sono diventate stagnanti.
La fiamma della vera contemplazione si è spenta.
Quando sei guidato da Dio nelle tenebre dove sta la contemplazione, non puoi rimanere nella falsa dolcezza della tua volontà.
L’illusoria soddisfazione interna dell’autocompiacimento e
dall’assoluta fiducia nel tuo giudizio non potrà mai ingannarti completamente:
ti sentirai un po’ disgustato ed un vago senso di nausea interiore
ti forzerà ad aprirti e a lasciar uscire il veleno.

mercoledì 31 luglio 2013

le decisioni del suo superiore non sembrano a volte troppo sagge; ma questo non lo riguarda, perché egli accetta il superiore come mediatore fra lui e Dio


Thomas Merton
Semi di contemplazione

26. Libertà nell’obbedienza

Le difficoltà estreme che ostacolano la strada di coloro
che cercano libertà interiore e purezza d’amore
insegnano loro ben presto ch’essi non possono avanzare da soli,
 e lo Spirito di Dio dà loro il desiderio dei mezzi più semplici
per dominare il proprio egoismo e la propria cecità di giudizio.
Ed ecco l’obbedienza al giudizio e alla direzione altrui.
Uno spirito che tende veramente a Dio nella contemplazione imparerà presto il valore dell’obbedienza:
le difficoltà e le angustie che quotidianamente incontra
sotto il peso del suo egoismo,
della sua inettitudine,
della sua incompetenza e
del suo orgoglio
gli daranno la brama di essere
guidato, consigliato e diretto da qualcun altro.
La sua volontà diventerà fonte di tanta miseria e di tanta tenebra
che egli non andrà da un altro solo per cercare luce o saggezza o consiglio:
egli giunge ad avere una passione per l’obbedienza in se stessa,
per rinunciare alla propria volontà e ai propri lumi.
Quindi egli non obbedisce al suo abate o al suo direttore semplicemente
perché i comandi o i consigli che gli vengono dati sembrano buoni e vantaggiosi e intelligenti ai suoi occhi.
Egli non obbedisce perché crede che l’abate prenda decisioni ammirevoli.
Al contrario, le decisioni del suo superiore non sembrano a volte troppo sagge;
ma questo non lo riguarda,
perché egli accetta il superiore come mediatore fra lui e Dio e
riposa soltanto nella volontà di Dio quale gli giunge attraverso gli uomini
che le circostanze della sua vocazione hanno posto sopra di lui.

martedì 30 luglio 2013

Perché il santo predica con il suo modo di camminare, di fermarsi, di sedere, di raccogliere qualcosa e di stringerla fra le mani.


Thomas Merton
Semi di contemplazione

26. Libertà nell’obbedienza

Ma l’attività di un contemplativo
deve nascere
dalla sua contemplazione e deve rassomigliarle.
Tutto ciò che egli fa al di fuori della contemplazione
deve riflettere la luminosa tranquillità della sua vita interiore.
A questo fine,
egli deve cercare nella sua attività
ciò che trova nella sua contemplazione:
il contatto e l’unione con Dio.
Per quanto poco tu abbia appreso di Dio nella preghiera mentale,
commisura i tuoi atti a questo poco:
regolali su questo metro.
Fa’ si che tutta la tua attività fruttifichi
nello stesso vuoto, nello stesso silenzio e nello stesso distacco
che hai trovato nella contemplazione.
In ultima analisi il segreto di tutto ciò è
un perfetto abbandono alla volontà di Dio nelle cose
che non dipendono da te,
una perfetta obbedienza a Lui in tutto quello
che dipende dalla volontà tua,
così che in tutto, nella tua vita interiore e nelle tue opere esterne per Dio,
tu desideri una cosa soltanto:
l’adempimento della Sua volontà.
Se farai ciò, la tua attività parteciperà a quella pace disinteressata
che sai trovare nella preghiera e nella semplicità delle cose
che fai gli uomini riconosceranno la tua pace e daranno gloria a Dio,
soprattutto in questa silenziosa e inconscia testimonianza
all’amore di Dio che i contemplativi esercitano il loro apostolato.
Perché il santo predica
con il suo modo di camminare, di fermarsi, di sedere, di raccogliere qualcosa e di stringerla fra le mani.
Coloro che sono perfetti non hanno bisogno di riflettere sui particolari delle proprie azioni.
Sempre meno consci di se stessi,
essi cessano ad un dato momento di aver coscienza di essere loro ad agire,
e a poco a poco Dio comincia a fare, in loro e per loro,
tutto ciò che essi fanno;
per lo meno nel senso che l’abitudine al Suo amore è divenuta per loro una seconda natura e informa tutto ciò che essi fanno con la Sua somiglianza.

lunedì 29 luglio 2013

Lungi dall’essere opposte per loro natura, la contemplazione interiore e l’attività esterna sono due aspetti dello stesso amore di Dio.


Thomas Merton
Semi di contemplazione

26. Libertà nell’obbedienza

Credi che la via alla santità
sia quella di chiuderti fra i tuoi libri, le tue preghiere e le meditazioni
che ti piacciono, ti interessano, ti proteggono,
con molteplici barriere, contro chi tu consideri sciocco?
Credi forse che la via alla contemplazione
si trovi nel rifiutare attività e opere
che sono necessarie al bene altrui
ma che forse ti annoiano e ti distraggono?

Credi forse di trovare Dio
col chiuderti in un bozzolo di piaceri estetici e spirituali,
invece di rinunciare a tutti i tuoi gusti, desideri, ambizioni, soddisfazioni per amore di Cristo,
che non vivrà in te fino a quando tu non Lo troverai negli altri?

Lungi dall’essere opposte per loro natura,
la contemplazione interiore e l’attività esterna
sono due aspetti dello stesso amore di Dio.

domenica 28 luglio 2013

Non vi è infatti mezzo migliore per liberarsi dalla rigidità, dalla durezza, dalla volgarità del nostro egoismo congenito, ostacolo insuperabile alla luce infusa e all’azione dello Spirito di Dio.

Trovo molta consolazione quando leggo Thomas Merton perché trovo il suo pensiero molto lucido che mi chiarisce quanto sto vivendo.

Thomas Merton
Semi di contemplazione
26. Libertà nell’obbedienza
       
Pochissimi uomini si santificano nell’isolamento. 
Pochissimi diventano perfetti in solitudine assoluta.
Vivere con gli altri ed
imparare a perdersi nella comprensione delle loro debolezze e delle loro deficienze
ci aiuta a diventare veri contemplativi.
Non vi è infatti mezzo migliore per liberarsi
dalla rigidità,
dalla durezza,
dalla volgarità del nostro egoismo congenito,
ostacolo insuperabile alla luce infusa
e all’azione dello Spirito di Dio.
Anche la coraggiosa accettazione delle prove interiori in perfetta solitudine
non può sostituire completamente l’opera di purificazione che si compie in noi
attraverso la pazienza e l’umiltà,
amando il prossimo
e simpatizzando con le sue richieste più irragionevoli.
C’è sempre pericolo che gli eremiti non facciano che inaridirsi e indurirsi nella loro eccentricità. Vivendo lungi dal contatto con gli altri,
essi tendono a perdere quel profondo senso delle realtà spirituali
che solo il puro amore può dare.

sabato 20 luglio 2013

Un uomo umile può fare grandi cose con una perfezione non comune, perché non bada più alle cose accidentali, come il suo interesse e la sua reputazione, e quindi non ha più bisogno di consumare i suoi sforzi per difenderle.


Thomas Merton in Semi di contemplazione
così conclude il cap. 25. Umiltà contro disperazione
...Vi è pericolo che
nei monasteri ci si sottoponga a così difficili sforzi,
per essere umili di quell’umiltà che si è appresa da un libro, 
da rendere impossibile la vera umiltà.
Come puoi essere umile se fai sempre attenzione a te stesso?
La vera umiltà esclude la coscienza di sé,
ma la falsa umiltà intensifica la consapevolezza di noi stessi
al punto da irrigidirci,
da non lasciarci più compiere movimento
od eseguire azione senza mettere in moto
un complesso meccanismo di apologie e di formule d’autoaccusa.
Se tu fossi davvero umile non baderesti affatto a te stesso.
E perché dovresti badare a te?
Tu porresti solo mente a Dio,
alla Sua volontà,
all’ordine obiettivo delle cose e
dei valori quali essi sono,
non quali il tuo egoismo vuole che siano.
Di conseguenza non avresti più illusioni da difendere.
I tuoi movimenti sarebbero liberi.
Non avresti più bisogno di impastoiarti in una serie di scuse
che in realtà sono costruite soltanto
per difenderti dall’accusa di orgoglio —
quasi la tua umiltà dipendesse da ciò
che gli altri pensano di te!
Un uomo umile può fare grandi cose
con una perfezione non comune, perché
non bada più alle cose accidentali,
come il suo interesse e la sua reputazione, e
quindi non ha più bisogno di consumare i suoi sforzi per difenderle.
Giacché un uomo simile non ha paura dell’insuccesso.
Non ha paura di nulla, nemmeno di se stesso,
perché la perfetta umiltà implica una perfetta fiducia nella potenza di Dio,
dinanzi al Quale nessun potere umano ha significato e
per il Quale tutto questo non costituisce un ostacolo.
L’umiltà è il segno più sicuro di forza.

venerdì 12 luglio 2013

a respirare solo silenzio e a maturare la sostanza della loro vita in un silenzio vivo e vigile


"Darsi,
consegnarsi,
affidarsi completamente
al silenzio di un vasto paesaggio di boschi e colline, o mare, o deserto:
star fermo,
mentre il sole
sale sulla terra e ne colma di luce
i silenzi.
Pregare
e
lavorare al mattino,
lavorare
e
riposare il pomeriggio
e fermarsi di nuovo a meditare alla sera
quando la notte cade su quel paesaggio
e quando il silenzio si riempie di tenebra e di stelle.
Questa è una vocazione vera e speciale.
Pochi sono disposti ad immergersi completamente in un tale silenzio,
a lasciar che se ne impregnino le loro ossa,
a respirare solo silenzio e
a maturare la sostanza della loro vita in un silenzio vivo e vigile.
Il silenzio accresce in noi la capacità di sentire
ciò di cui il mondo ha veramente bisogno."
Thomas Merton

martedì 30 aprile 2013

Dammi l’umiltà in cui soltanto è riposo, e liberami dall’orgoglio che è il più pesante dei fardelli


"Giustifica la mia anima, o Dio,
ma insieme col Tuo fuoco infiamma la mia volontà.
Risplendi nella mia mente,
sebbene forse ciò significhi ‘sii tenebra per la mia esperienza ’,
ma occupa il mio cuore con la Tua meravigliosa vita.
Fa’ che i miei occhi vedano nel mondo soltanto la Tua gloria,
che le mie mani non tocchino cosa che non sia per il Tuo servizio.
Fa’ che la mia lingua non gusti
pane che non mi fortifichi per lodare la Tua grande misericordia.
Fa’ che usi tutte le cose per una sola ragione:
per trovare la mia gioia nel darTi grande gloria.
Perciò tienimi lontano soprattutto dal peccato,
che divora con fuoco irresistibile la carne dell’uomo
fino a distruggerlo.
Tienimi lontano dall’amore del danaro che è odio,
dall’avarizia e dall’ambizione che soffocano la mia vita.
Schiaccia il serpente dell’invidia
che avvelena l’amore e uccide ogni gioia.
Scioglimi le mani e liberami il cuore dall’indolenza
e dammi la forza che si mette al Tuo servizio nel silenzio e nella pace.
Dammi l’umiltà in cui soltanto è riposo,
e liberami dall’orgoglio che è il più pesante dei fardelli.
E possiedi tutto il mio cuore e tutta la mia anima
con la semplicità dell’amore.
Occupa tutta la mia vita
con l’unico pensiero e desiderio dell’amore,
perché io possa amare non per amore del merito,
non per amore della perfezione, ma per amore della virtù,
non per amore della santità, ma per Dio solo.
Perché una sola cosa può soddisfare l’amore e ricompensarlo:
Dio solo."
Thomas Merton

domenica 2 dicembre 2012

viaggia come la Vergine gentile verso il maestoso tramonto dei pianeti


Thomas Merton (1915/1968) scrittore e monaco dell’ordine dei Trappisti, scriveva: “Meditando l’Avvento passato e l’Avvento futuro, impariamo a riconoscere l’Avvento presente, che si situa in ogni momento della nostra vita di pellegrini terreni”.
Affascinate, cieli, con la vostra purezza queste notti d'inverno
e siate perfetti!
Volate più vive nel buio di fuoco, silenziose meteore,
e sparite.
Tu, luna, sii lenta a tramontare,
questa è la tua pienezza!
Le quattro bianche strade se ne vanno in silenzio
verso i quattro lati dell'universo stellato.
Il tempo cade, come manna, agli angoli della terra invernale.
Noi siamo diventati più umili delle rocce,
più attenti delle pazienti colline.
Affascinate con la vostra purezza queste notti di Avvento,
o sante sfere,
mentre le menti, docili come bestie,
stanno vicine, al riparo, nel dolce fieno,
e gli intelletti sono più tranquilli delle greggi che
pascolano alla luce delle stelle.
Oh, versate, cieli il vostro buio e la vostra luce sulle nostre
solenni vallate;
e tu, viaggia come la Vergine gentile
verso il maestoso tramonto dei pianeti,
o bianca luna piena, silente come Betlemme!

Thomas Merton

venerdì 26 ottobre 2012

un miglior motivo di confidare più pienamente nella misericordia di Dio


La notte cala su di noi, e ci ritroviamo privi della serenità e delle realizzazioni dei nostri padri. Non credo che questo sia necessariamente un segno dì fallimento, ma forse un miglior motivo di confidare più pienamente nella misericordia di Dio e di entrare più a fondo nel suo mistero. La nostra fede non può più servirci solamente da tranquillante. È necessario che sia la Croce e la Resurrezione di Cristo. E lo sarà, per tutti coloro che lo desiderano.

lunedì 21 febbraio 2011

Signore, dammi la forza di superarli


L’abate Pastor raccontò che l’abate Giovanni aveva pregato il Signore e il Signore lo aveva liberato da tutte le sue passioni; fu così che egli divenne impassibile.
In questa condizione andò da uno degli anziani e disse: Al tuo cospetto vedi un uomo che è completamente in pace e non ha più tentazioni.
L’anziano disse: Va’ e prega il Signore di suscitare in te qualche battaglia che ti sproni, perché l’anima matura solo attraverso le battaglie.
E quando le tentazioni ripresero egli non pregò di essere liberato dai conflitti, ma disse solo: Signore, dammi la forza di superarli
(Thomas Merton, La saggezza del deserto)

martedì 18 gennaio 2011

una persona reale a sostenere il pronome che hai pronunciato

Thomas Merton, un monaco che ha molto riflettuto sull’impegno politico, scriveva così circa il risveglio del proprio io profondo: Innanzitutto ricomponi i frammenti della tua esistenza distratta in modo tale che quando dici “io” ci sia veramente una persona reale a sostenere il pronome che hai pronunciato. Rifletti, qualche volta, sul fatto inquietante che la maggior parte delle tue esternazioni di opinioni, gusti, azioni, desideri, speranza e timori, sono affermazioni su qualcuno che non è presente. Quando dici: “io penso”, spesso non sei tu che pensi, bensì “loro”, è l’autorità anonima della collettività che parla attraverso la tua maschera. Quando dici “voglio”, a volte non stai facendo altro che un gesto automatico di accettazione, pagando per giunta per ciò che ti viene imposto. Vale a dire, tu cerchi di ottenere ciò che sei stato indotto a volere”. Il risveglio esige silenzio, solitudine, attenzione

domenica 8 agosto 2010

Il risveglio esige silenzio, solitudine, attenzione

Thomas Merton, un monaco che ha molto riflettuto sull’impegno politico, scriveva così circa il risveglio del proprio io profondo: “Innanzitutto ricomponi i frammenti della tua esistenza distratta in modo tale che quando dici “io” ci sia veramente una persona reale a sostenere il pronome che hai pronunciato. Rifletti, qualche volta, sul fatto inquietante che la maggior parte delle tue esternazioni di opinioni, gusti, azioni, desideri, speranza e timori, sono affermazioni su qualcuno che non è presente. Quando dici: “io penso”, spesso non sei tu che pensi, bensì “loro”, è l’autorità anonima della collettività che parla attraverso la tua maschera. Quando dici “voglio”, a volte non stai facendo altro che un gesto automatico di accettazione, pagando per giunta per ciò che ti viene imposto. Vale a dire, tu cerchi di ottenere ciò che sei stato indotto a volere”. Il risveglio esige silenzio, solitudine, attenzione

«Come Gesù, la Chiesa deve continuare a denunciare il peccato dei nostri giorni. Deve denunciare l’egoismo che si nasconde nel cuore di tutti gli uomini, il peccato che disumanizza gli uomini, che rovina le famiglie, che converte il denaro, il possesso, il lucro e il potere nei fini degli uomini. E, come chiunque possegga un minimo di visione, una minima capacità di analisi, la Chiesa deve denunciare quello che si è definito, giustamente, il "peccato strutturale", ovvero, quelle strutture sociali, economiche, culturali e politiche che marginalizzano concretamente la maggioranza del nostro popolo. Quando la Chiesa sente il clamore degli oppressi non può fare a meno di denunciare i gruppi sociali che causano e perpetuano la miseria da cui si origina tale clamore. Però, come quella di Cristo, la denuncia della Chiesa non si ispira all’odio né al risentimento, bensì cerca la conversione dei cuori e la salvezza di tutti».
 
(Oscar A. Romero, La Chiesa, corpo di Cristo nella storia, 1977)

martedì 18 maggio 2010

L'opera potrebbe essere una preghiera, i suoi risultati non dovrebbero interessarmi.

Signora, Regina del Cielo,
fammi entrare con la preghiera
nella solitudine,
nel silenzio
e nell'unità
affinchè tutte le mie vie siano immacolate in Dio.
Fa' che io accetti con serenità
qualsiasi oscurità possa circondarmi,
trovandoLo sempre accanto a me,
nella Sua Misericordia.
Fa' che io conservi il silenzio
in questo mondo, ma solo nella misura e nel modo
che Egli vuole.
Fammi almeno scomparire in ciò che scrivo.
Non dovrebbe
significare nulla di speciale per me,
nè nuocere al mio raccoglimento.
L'opera potrebbe essere una preghiera,
i suoi risultati non dovrebbero interessarmi.
Dialoghi con il Silenzio- T.Merton

lunedì 17 maggio 2010

quali cose mi devono importare per essere degno di Te

Spesso nella notte che ci coglie, tutto perde di spessore. Soprattutto quando le cose non sono illuminate da false luci, anche dalla nostra torcia, divengono evanescenti. Il buio le rende uguali, ugualmente distanti, paurose o amiche. L'orologio regolarmente e incessantemente sospinge avanti il tempo. Il passato non sembra trascorso perchè le cose che ritenevo importanti non mi sorregono, mentre quelle che invece non consideravo...è bene non fidarsi troppo del fascio di luce della nostra torcia e di come lo indirizziamo

Stanotte, e ogni notte, è la stessa domanda.
Qui, ora, di notte, con questo enorme orologio che fa tic tac al mio fianco destro, la torcia elettrica in mano e le scarpe di ginnastica ai piedi, ho l'impressione che tutto sia irreale.
E' come se il passato non fosse mai esistito.
Le cose che pensavo fossero così importanti- per lo sforzo che vi mettevo- si sono rivelate di poco valore.
Le cose a cui non avevo mai pensato, le cose che non ho mai saputo misurare ed aspettarmi, quelle erano le cose che importavano.
Ma in questa oscurità non saprei dire con certezza che cos'era che importava.
Questo fa parte della tua domanda a cui non si sa rispondere.
Dialoghi con il Silenzio- T.Merton

Lasciami riposare nella tua volontà e stare in silenzio

La via che mi hai aperto davanti è una via facile, rispetto a quella difficile della mia propria volontà che riconduce indietro in Egitto e a mattoni di paglia.
Se permetti alla persone di lodarmi, non mi preoccuperò.
Se permetti che mi biasimino, me ne preoccuperò ancor di meno.
Se tu mi mandi del lavoro, mi ci dedicherò con gioia.
Sarà riposo per me perchè è la tua volontà.
Se mi mandi del riposo, riposerò in te.
Salvami soltanto da me stesso.
Salvami dal mio proprio privato, rovinoso impulso a cambiare ogni cosa, ad agire senza ragione, a muovermi per il gusto del movimento, a scompigliare tutto quello che hai preordinato.
Lasciami riposare nella tua volontà e stare in silenzio. Allora la luce della tua gioia riscalderà la mia vita. Il suo fuoco brucerà nel mio cuore e risplenderà per la tua gloria. Questo è ciò per cui vivo. Amen, amen.
Dialoghi con il Silenzio - T. Merton

giovedì 25 febbraio 2010

Dio solo

"Su una porta del monastero di Getsemani sono incise nella pietra queste parole:
"Dio solo".
Questo è l'obiettivo che Thomas Merton si è sempre proposto:
liberarsi dal ritmo frenetico degli affari di un mondo nevrastenico che cerca la felicità là dove non può trovarla.
Basta con i dibattiti, le difese, le lotte per cose che non vanno aldilà dei propri meschini interessi.
Basta
con i romanzi ,
i rapporti
e i racconti
che egli ha scritto
per procurarsi popolarità
.
Fuggire dai cinema e dalla vita mondana che intorpidiscono i sensi e la sorgente della vita. Immergersi invece nel Silenzio del monastero, nella pace della natura, nella regolarità della vita di preghiera, essere con "Dio solo".( Queriniana-Pregare per vivere- Nouwen)

E' ancora Nouwen che ci consegna Merton, un altro amico che ci condurrà per mano nel Silenzio.
Solo Dio.
Tu Dio sei il Silenzio

Ciao, buon Silenzio a te.