Continuiamo la lettura del piccolo grande libro di HANS URS VON BALTHASAR CHI È IL CRISTIANO? dove si dice che il Cristiano viene costretto a convertirsi al mondo e alla sua mentalità, quasi in opposizione alla storia della fede.
...L'uomo, una volta lasciato a se stesso, pare che vada avanti persino più rapidamente e consapevolmente. Oggi non c'è più una persona ragionevole che preghi; l'era della contemplazione è passata, ora c'è l'azione: l'uomo non assume soltanto l'amministrazione del suo mondo, ma anche di se stesso, e fa di sé ciò che vuole. E tu, cristiano, esiti ad inserirti nel nuovo ritmo dell'umanità che dispone di se stessa? Ma allora hai preso in anticipo una decisione contro la logica della storia del mondo; non soltanto cadi sotto le ruote, ma queste già ti sopravanzano. Prima, nell'antichità, tutto - sia nei filosofi pagani che nei cristiani - ruotava attorno alla 'conversione' (rivolgimento, epistrophé) dal mondo a Dio. Oggi si esige che tutti, anche tu che così a lungo, troppo a lungo, hai guardato in direzione di Dio, girino in senso radicalmente inverso: conversione al mondo. Non rientra infatti questo nella tua stessa logica cristiana? I primi discepoli non sono mandati dal loro Maestro in tutto il mondo? Contraddici a te stesso se tu solo, mentre tutti guardano in avanti, guardi fisso all'indietro.
Il cristiano si guarda attorno in cerca di aiuto; ciò che una volta lo avvolgeva come un abito che forniva protezione e calore è scomparso ed egli si sente penosamente nudo. Si sente come un fossile di epoche tramontate.
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venerdì 29 aprile 2011
martedì 19 aprile 2011
Se non mi pongo io stesso la domanda, mi costringono a farlo gli altri
Mi è capitato tra le mani un piccolo grande libro di HANS URS VON BALTHASAR CHI È IL CRISTIANO? pubblicato nel 1965. Ripropongo l'inizio perchè credo che la domanda che si pone sia attuale e adatta per la settimana che stiamo vivendo.
I giovani pongono domande.
Chi sa dare la risposta?
Prima di domandare i giovani si guardano intorno con una diffidenza metodica non ingiustificata.
Questi uomini, che si dicono cristiani, su che cosa fondano la loro pretesa? Sull'abitudine, sulla tradizione, su qualcosa che hanno imparato a memoria nell'istruzione giovanile? Ma tutto questo su che cosa si fonda, su che si misura la tradizione, il catechismo, la prassi sacramentale?
Sul Vangelo?
Ma in esso le cose si presentano molto diversamente.
Si deve perciò inserire frammezzo il magistero della Chiesa.
E quindi le difficoltà aumentano, perché non si vede più direttamente l'origine, ma si deve guardare per vie indirette, ed incominciano le noiose dispute sulle pretese del clero di conoscere con esattezza l'intenzione del fondatore, di interpretarla rettamente e più ancora di imporre autoritativamente questa interpretazione alle coscienze.
Ma poiché tali interpretazioni in qualche modo riflettono sempre - e chi potrebbe trovarvi a ridire? - il loro tempo, per il quale sono anche state fatte, non può non avvenire che, mutato lo spirito dei tempi, le interpretazioni proposte con grande forza perdano di attualità, diventino incolori, schematiche e sovente penose; parecchie cose appaiono come 'ideologie' legate al tempo; un nuovo aggiornamento si rivela inevitabile. Taluni manifestano rumorosa ammirazione per la continua 'forza di ringiovanimento' della Chiesa, altri esprimono un sommesso rammarico che posizioni, ostinatamente difese cosi a lungo, vengano abbandonate, sgombrate, smantellate come fortini senza importanza o come bastioni antiquati.
Sorge cosi, ancora più angosciosa, la domanda: dov'è in definitiva la norma?
Poiché l'elemento storico scivola via a modo di dune mobili, lo sguardo scrutatore si rivolge alle origini: dov'è il fondamento roccioso, dov'è una risposta in equivocabile alla domanda 'Chi è il cristiano'? E quand'anche essa non tormentasse me personalmente, mio figlio vuoI sapere ed io non posso agire nei suoi confronti come se sapessi, ed ingannare cosi la sua coscienza.
Se sono insegnante, abuso della mia autorità se inculco agli allievi cose per cui io stesso non posso porre la mano sul fuoco.
Se sono compagno di lavoro o di svago, l'amico ed il nemico che mi sono accanto vogliono sapere ancor di più che non lo scolaro dal maestro e si lasciano tacitare meno facilmente.
Se non mi pongo io stesso la domanda, mi costringono a farlo gli altri.
I giovani pongono domande.
Chi sa dare la risposta?
Prima di domandare i giovani si guardano intorno con una diffidenza metodica non ingiustificata.
Questi uomini, che si dicono cristiani, su che cosa fondano la loro pretesa? Sull'abitudine, sulla tradizione, su qualcosa che hanno imparato a memoria nell'istruzione giovanile? Ma tutto questo su che cosa si fonda, su che si misura la tradizione, il catechismo, la prassi sacramentale?
Sul Vangelo?
Ma in esso le cose si presentano molto diversamente.
Si deve perciò inserire frammezzo il magistero della Chiesa.
E quindi le difficoltà aumentano, perché non si vede più direttamente l'origine, ma si deve guardare per vie indirette, ed incominciano le noiose dispute sulle pretese del clero di conoscere con esattezza l'intenzione del fondatore, di interpretarla rettamente e più ancora di imporre autoritativamente questa interpretazione alle coscienze.
Ma poiché tali interpretazioni in qualche modo riflettono sempre - e chi potrebbe trovarvi a ridire? - il loro tempo, per il quale sono anche state fatte, non può non avvenire che, mutato lo spirito dei tempi, le interpretazioni proposte con grande forza perdano di attualità, diventino incolori, schematiche e sovente penose; parecchie cose appaiono come 'ideologie' legate al tempo; un nuovo aggiornamento si rivela inevitabile. Taluni manifestano rumorosa ammirazione per la continua 'forza di ringiovanimento' della Chiesa, altri esprimono un sommesso rammarico che posizioni, ostinatamente difese cosi a lungo, vengano abbandonate, sgombrate, smantellate come fortini senza importanza o come bastioni antiquati.
Sorge cosi, ancora più angosciosa, la domanda: dov'è in definitiva la norma?
Poiché l'elemento storico scivola via a modo di dune mobili, lo sguardo scrutatore si rivolge alle origini: dov'è il fondamento roccioso, dov'è una risposta in equivocabile alla domanda 'Chi è il cristiano'? E quand'anche essa non tormentasse me personalmente, mio figlio vuoI sapere ed io non posso agire nei suoi confronti come se sapessi, ed ingannare cosi la sua coscienza.
Se sono insegnante, abuso della mia autorità se inculco agli allievi cose per cui io stesso non posso porre la mano sul fuoco.
Se sono compagno di lavoro o di svago, l'amico ed il nemico che mi sono accanto vogliono sapere ancor di più che non lo scolaro dal maestro e si lasciano tacitare meno facilmente.
Se non mi pongo io stesso la domanda, mi costringono a farlo gli altri.
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