Un amico lontano
è a volte più vicino
di qualcuno a portata di mano.
E' vero o no
che la montagna ispira più reverenza
e appare più chiara al viandante della valle
che non all'abitante delle sue pendici ?
~ Kahlil Gibran
martedì 4 gennaio 2011
lunedì 3 gennaio 2011
Donaci il tuo Spirito perché ci suggerisca la preghiera dal profondo
Donaci, Signore,
occhi per vedere, un cuore per amare
e tanto fiato.
Chiedendoti occhi per vedere,
ti supplichiamo di darci
i tuoi occhi per vedere come vedi tu
il mondo, gli uomini e la loro storia.
E la nostra storia.
Concedici di corrispondere al tuo pensiero
giorno per giorno e ora per ora.
Facci diventare a poco a poco ciò per cui Tu ci hai creati;
facci adottare il tuo punto di vista, la tua ottica.
Rendici docili alla tua Parola,
che illumina e trasforma ogni vita.
Donaci un cuore per amare, un cuore di carne,
non un cuore di pietra, per amare Dio e gli uomini.
Donaci il tuo stesso cuore per amare veramente,
dimentichi di noi stessi.
Abbiamo bisogno che ci venga innestato il tuo cuore
al posto del nostro che batte tanto male quando si tratta degli altri.
Che sia tu, Signore, ad amare attraverso noi.
Donaci il tuo cuore per amare nostro Padre.
Donaci il tuo cuore per amare Maria, nostra madre,
donaci il tuo cuore per amare i tuoi fratelli
che sono anche i nostri,
per amare quaggiù, sulla terra,
coloro che ci hanno già preceduto in cielo: essi che è assai più facile amare;
per amare anche i nostri vicini sulla terra,
che talvolta ci pestano i piedi consapevolmente o inconsapevolmente.
E donaci tanto fiato, affinché non rimaniamo per strada ansimanti;
affinché i nostri polmoni siano sempre pieni di ossigeno e di aria tonificante;
per aiutarci ad avanzare verso il domani senza guardare indietro;
né misurare lo sforzo.
Fiato perché possiamo affrontare ciò che gli uomini,
e quindi tu, si attendono da noi.
Fiato per sperare di nuovo come se la vita incominciasse
proprio questa mattina;
per sperare contro i venti e le maree grazie alla tua presenza e alla tua promessa,
portando in noi tutte le speranze degli uomini, ma anche tutte le loro pene.
Donaci il tuo soffio; il soffio che ci mandasti da parte del Padre,
il tuo Spirito, lo Spirito che soffia
dove vuole, a raffiche o a colpi di vento, o a tocchi leggeri quando
ci chiami a seguire le tue ispirazioni.
Donaci il tuo Spirito perché ci suggerisca la preghiera dal profondo,
quella che in noi sale a te,
quella che invoca il tuo ritorno nella gloria, quella che aspira
alla pienezza di Dio.
Signore, ho bisogno dei tuoi occhi: dammi una fede viva.
Ho bisogno del tuo cuore: dammi una carità a tutta prova.
Ho bisogno del tuo soffio: dammi la tua speranza, per me e per la tua
Chiesa. Affinché la Chiesa di oggi sia una testimonianza per il mondo
e che il mondo riconosca i cristiani dal loro sguardo luminoso e sereno,
dal calore del loro cuore e da quell' ottimismo invincibile
che sgorga dalla fonte nascosta e inalterabile della loro gioiosa speranza.
(Card. Leo Jozef Suenens)
occhi per vedere, un cuore per amare
e tanto fiato.
Chiedendoti occhi per vedere,
ti supplichiamo di darci
i tuoi occhi per vedere come vedi tu
il mondo, gli uomini e la loro storia.
E la nostra storia.
Concedici di corrispondere al tuo pensiero
giorno per giorno e ora per ora.
Facci diventare a poco a poco ciò per cui Tu ci hai creati;
facci adottare il tuo punto di vista, la tua ottica.
Rendici docili alla tua Parola,
che illumina e trasforma ogni vita.
Donaci un cuore per amare, un cuore di carne,
non un cuore di pietra, per amare Dio e gli uomini.
Donaci il tuo stesso cuore per amare veramente,
dimentichi di noi stessi.
Abbiamo bisogno che ci venga innestato il tuo cuore
al posto del nostro che batte tanto male quando si tratta degli altri.
Che sia tu, Signore, ad amare attraverso noi.
Donaci il tuo cuore per amare nostro Padre.
Donaci il tuo cuore per amare Maria, nostra madre,
donaci il tuo cuore per amare i tuoi fratelli
che sono anche i nostri,
per amare quaggiù, sulla terra,
coloro che ci hanno già preceduto in cielo: essi che è assai più facile amare;
per amare anche i nostri vicini sulla terra,
che talvolta ci pestano i piedi consapevolmente o inconsapevolmente.
E donaci tanto fiato, affinché non rimaniamo per strada ansimanti;
affinché i nostri polmoni siano sempre pieni di ossigeno e di aria tonificante;
per aiutarci ad avanzare verso il domani senza guardare indietro;
né misurare lo sforzo.
Fiato perché possiamo affrontare ciò che gli uomini,
e quindi tu, si attendono da noi.
Fiato per sperare di nuovo come se la vita incominciasse
proprio questa mattina;
per sperare contro i venti e le maree grazie alla tua presenza e alla tua promessa,
portando in noi tutte le speranze degli uomini, ma anche tutte le loro pene.
Donaci il tuo soffio; il soffio che ci mandasti da parte del Padre,
il tuo Spirito, lo Spirito che soffia
dove vuole, a raffiche o a colpi di vento, o a tocchi leggeri quando
ci chiami a seguire le tue ispirazioni.
Donaci il tuo Spirito perché ci suggerisca la preghiera dal profondo,
quella che in noi sale a te,
quella che invoca il tuo ritorno nella gloria, quella che aspira
alla pienezza di Dio.
Signore, ho bisogno dei tuoi occhi: dammi una fede viva.
Ho bisogno del tuo cuore: dammi una carità a tutta prova.
Ho bisogno del tuo soffio: dammi la tua speranza, per me e per la tua
Chiesa. Affinché la Chiesa di oggi sia una testimonianza per il mondo
e che il mondo riconosca i cristiani dal loro sguardo luminoso e sereno,
dal calore del loro cuore e da quell' ottimismo invincibile
che sgorga dalla fonte nascosta e inalterabile della loro gioiosa speranza.
(Card. Leo Jozef Suenens)
domenica 2 gennaio 2011
Il cuore, che è la sede delle decisioni che davvero segnano l’esistenza, come dice la Bibbia
E ora che l’anno finisce, il cuore deve decidere da che parte stare. Il cuore, che è la sede delle decisioni che davvero segnano l’esistenza, come dice la Bibbia. E il nostro cuore, adesso che finisce un anno duro e pieno di fatiche, deve decidere: lamento o gratitudine? È sempre così. Di fronte a un anno che passa, come di fronte al viso dei propri figli, o delle persone che ti trovi accanto. Hai mille motivi per lamentarti, cuore nostro. Mille motivi per dare voce alle ferite. Alle delusioni. Ai torti subiti. Mille motivi per far parlare la lingua amara della rivendicazione. O la lingua stanca dell’avvilimento. Molte notizie che anche oggi troviamo sui giornali farebbero salire parole dure dal cuore.
Ma come c’è la durezza della pena, c’è anche la durezza della gioia. La resistenza, la forza della gratitudine. Quella che proviamo per cose che magari sui giornali non ci finiscono. La gratitudine per le cose da niente che costellano la nostra vita. Per il respiro che ancora ci viene accordato, e il riso e anche per il pianto con cui conosciamo il dolore e l’amore. Le cose che non fanno notizia, come il sorriso di un figlio, l’occhiata della persona che amiamo, il suo voltarsi quando la salutiamo. Quelle cose da niente che non fanno notizia, ma che ci suggeriscono una gratitudine invincibile. E noi vogliamo scegliere di rendere grazie per queste cose da niente. Per la fede dei semplici, papi nel fulgore del loro ministero o ammalati nella penombra della loro offerta. Vogliamo ringraziare per tutte le madri che, camminando lavorando soffrendo, non perdono la speranza. E custodiscono l’amore. Per tutti quelli che non fanno notizia e fanno andare il mondo, mettendo cura e pazienza in lavori senza onori apparenti. Gratitudine per la bellezza spaventosa e dolce di questo posto chiamato Italia, edificato dal genio, dalla fede e dalla operosità dei nostri padri, sotto i cui cieli abitiamo e vediamo panorami per cui vale la pena essere venuti al mondo. Il nostro cuore decide di ringraziare, in questa fine d’anno. Per le cose che ci hanno corretto. Per quelle che, pure facendoci soffrire, ci hanno legato di più a ciò che vale. E ringraziare per le cose da niente, i 'buongiorno' scambiati per le scale, i 'se hai bisogno di una mano, ci sono' che ci hanno detto anche con gesti silenziosi. Vogliamo rendere grazie per la benedizione dei bambini nostri e per quelli degli altri. Per i loro visi dove tutto reinizia. E per la pazienza dei nostri anziani, che onorano il tempo senza sentirlo come una ingiustizia, ma come un chiarimento. Vogliamo ringraziare per la pazienza preziosissima dei sofferenti nel corpo, nella mente. Per chi è restato senza lavoro, ma non senza dignità. Per le cose che non fanno mai notizia, come la cura e l’amicizia offerta da tanti a chi è solo. Per il mare di bene che con onde silenziose sostiene il nostro viaggio.
Ora che l’anno finisce strapperemo il cuore dalle mani del demonio lamentoso che vorrebbe non farci vedere come i cuori di tutti cercano il bene. Ora che finisce l’anno con tutte le sue ferite e le sconfitte e le perdite, ringrazieremo per tutti i doni, e per il segreto bene che si nasconde anche nel patimento se una mano ci passa sugli occhi come ai bambini. Ringrazieremo per tutti gli abbracci silenziosi. Per i baci di amicizia e di amore scambiati. Per le cose da niente che non fanno notizia ma hanno fatto la vita e la speranza per questo anno che finisce. E ringrazieremo per il dono più misterioso di tutti, la fede. Per le mani che ce lo hanno offerto, per i volti che lo hanno confermato in mezzo alle tenebre dell’anno. Per i dolci amici che ci hanno parlato di Lui, Signore buono dell’anno che va e dell’istante che viene.
Ma come c’è la durezza della pena, c’è anche la durezza della gioia. La resistenza, la forza della gratitudine. Quella che proviamo per cose che magari sui giornali non ci finiscono. La gratitudine per le cose da niente che costellano la nostra vita. Per il respiro che ancora ci viene accordato, e il riso e anche per il pianto con cui conosciamo il dolore e l’amore. Le cose che non fanno notizia, come il sorriso di un figlio, l’occhiata della persona che amiamo, il suo voltarsi quando la salutiamo. Quelle cose da niente che non fanno notizia, ma che ci suggeriscono una gratitudine invincibile. E noi vogliamo scegliere di rendere grazie per queste cose da niente. Per la fede dei semplici, papi nel fulgore del loro ministero o ammalati nella penombra della loro offerta. Vogliamo ringraziare per tutte le madri che, camminando lavorando soffrendo, non perdono la speranza. E custodiscono l’amore. Per tutti quelli che non fanno notizia e fanno andare il mondo, mettendo cura e pazienza in lavori senza onori apparenti. Gratitudine per la bellezza spaventosa e dolce di questo posto chiamato Italia, edificato dal genio, dalla fede e dalla operosità dei nostri padri, sotto i cui cieli abitiamo e vediamo panorami per cui vale la pena essere venuti al mondo. Il nostro cuore decide di ringraziare, in questa fine d’anno. Per le cose che ci hanno corretto. Per quelle che, pure facendoci soffrire, ci hanno legato di più a ciò che vale. E ringraziare per le cose da niente, i 'buongiorno' scambiati per le scale, i 'se hai bisogno di una mano, ci sono' che ci hanno detto anche con gesti silenziosi. Vogliamo rendere grazie per la benedizione dei bambini nostri e per quelli degli altri. Per i loro visi dove tutto reinizia. E per la pazienza dei nostri anziani, che onorano il tempo senza sentirlo come una ingiustizia, ma come un chiarimento. Vogliamo ringraziare per la pazienza preziosissima dei sofferenti nel corpo, nella mente. Per chi è restato senza lavoro, ma non senza dignità. Per le cose che non fanno mai notizia, come la cura e l’amicizia offerta da tanti a chi è solo. Per il mare di bene che con onde silenziose sostiene il nostro viaggio.
Ora che l’anno finisce strapperemo il cuore dalle mani del demonio lamentoso che vorrebbe non farci vedere come i cuori di tutti cercano il bene. Ora che finisce l’anno con tutte le sue ferite e le sconfitte e le perdite, ringrazieremo per tutti i doni, e per il segreto bene che si nasconde anche nel patimento se una mano ci passa sugli occhi come ai bambini. Ringrazieremo per tutti gli abbracci silenziosi. Per i baci di amicizia e di amore scambiati. Per le cose da niente che non fanno notizia ma hanno fatto la vita e la speranza per questo anno che finisce. E ringrazieremo per il dono più misterioso di tutti, la fede. Per le mani che ce lo hanno offerto, per i volti che lo hanno confermato in mezzo alle tenebre dell’anno. Per i dolci amici che ci hanno parlato di Lui, Signore buono dell’anno che va e dell’istante che viene.
Davide Rondoni
sabato 1 gennaio 2011
Non ti prometto la luna, ma solo una salute sufficiente; il resto dipenderà da te
Per l'inizio di questo nuovo anno riporto questo augurio di P. Renato Zilio che ho trovato in http://www.laperfettaletizia.com/2010/12/un-augurio-differente.html#comments
All’inizio del nuovo anno ecco il mio augurio a te. Non ti prometto la luna, ma solo una salute sufficiente; il resto dipenderà da te. Da te dipende risplendere per noi come “una lampada... sopra il moggio,” sviluppando al massimo i tuoi doni, le capacità e i talenti che possiedi. Coltivali appassionatamente. E tutto ciò per far vivere una comunità, la famiglia in cui vivi, l’essere umano che ami. Non per restare un tesoro geloso o un “giardino segreto”.
Da te dipenderà far crescere il “senso del noi”, dell’essere insieme con altri, pur nella differenza di età, di cultura o di punti di vista. Impara ad agire in un insieme in cui nessuno sia escluso, non seguendo l’istinto del clan, del gruppo chiuso, delle relazioni esclusive, dove l’alterità e il suo valore sono mortificati o perduti. Perderesti, allora, il sapore del Vangelo e un suo grande messaggio: l’ospitalità, l’apertura di mente e di cuore a chiunque.
Da te dipende non dimenticare che chi è superiore o responsabile sarà sempre il più umile, il più umano, il più concertante di tutti. Un leader sarà sempre il più appassionato dei valori che ognuno porta. E sarà superiore non perché sta al di sopra o domina gli altri, ma perché di qualità superiore: sarà solo un fratello più grande.
Una città si osserva da tre punti di vista: da dentro, dall’alto o da fuori. Sono tutti ugualmente importanti. Non ridurti, allora, al tuo unico sguardo, anche se all’interno delle cose o nel cuore stesso di una situazione. Altri luoghi di osservazione saranno preziosi e complementari. L’alterità degli altri - il loro punto di vista differente - ti farà crescere in sintesi, in complessità o in apertura di orizzonte.
La tua differenza è la mia ricchezza: dipenderà da te imparare a vivere questa difficile, splendida verità. Sarà come la forza di un atomo, l’energia che sconvolgerà ogni sistema, ogni chiusura, ogni sicurezza identitaria. Si è abituati, infatti, a ripetere dentro di noi: La tua differenza mi fa paura e, in fondo, non la tollero! Mentre tu, invece, riporrai l’originalità dell’altro e del suo percorso su un piatto d’argento, le darai onore, coltivando la curiosità e l’empatia. Esse ti faranno camminare pacificamente sul territorio degli altri, alla scoperta dei loro valori. L’intelligenza vera, infatti, è disponibilità a trovarsi sempre sulla pista di decollo pronto a partire, non tanto rinchiuso in una torre d’avorio, sazio di nozioni o di se stesso tanto da soffocare ogni novità o idea diversa.
Dipenderà da te imparare a leggere non solo i libri, ma anche le persone, le situazioni o le novità che incontri. Imparerai a non essere un fondamentalista - anche senza saperlo - nel ripetere ciò che hai imparato da sempre; potresti essere un cembalo che suona a vuoto, buono per altri tempi. Osserva oggi la vita, apri gli occhi, scrutala fino in fondo. Impara a discernere in essa i segni di Dio o i segni del male. La vita scorre sotto il tuo sguardo con forme nuove, più sottili o più perverse di esclusione, di erosione dei valori dell’uomo o di Dio, calpestando il senso dell’altro. Oppure ti rivela aperture belle ed emergenti, solidarietà nuove e impensate o ponti inediti e provvidenziali...
Dipenderà da te, in fondo, costruire il bene più prezioso che esista tra gli uomini: la comunione, l’unità tra di loro. Sul tuo volto, allora, si potranno leggere i segni della disponibilità, dell’apertura di spirito, del rispetto dell’altro: una giovinezza vera, che in te - a qualsiasi tua età - saprà ancora rivivere.
È questo l’augurio che volevo oggi mettere nelle tue mani. Per un domani differente, più fraterno, più umano. E dirti, così: “Felice anno nuovo!”
All’inizio del nuovo anno ecco il mio augurio a te. Non ti prometto la luna, ma solo una salute sufficiente; il resto dipenderà da te. Da te dipende risplendere per noi come “una lampada... sopra il moggio,” sviluppando al massimo i tuoi doni, le capacità e i talenti che possiedi. Coltivali appassionatamente. E tutto ciò per far vivere una comunità, la famiglia in cui vivi, l’essere umano che ami. Non per restare un tesoro geloso o un “giardino segreto”.
Da te dipenderà far crescere il “senso del noi”, dell’essere insieme con altri, pur nella differenza di età, di cultura o di punti di vista. Impara ad agire in un insieme in cui nessuno sia escluso, non seguendo l’istinto del clan, del gruppo chiuso, delle relazioni esclusive, dove l’alterità e il suo valore sono mortificati o perduti. Perderesti, allora, il sapore del Vangelo e un suo grande messaggio: l’ospitalità, l’apertura di mente e di cuore a chiunque.
Da te dipende non dimenticare che chi è superiore o responsabile sarà sempre il più umile, il più umano, il più concertante di tutti. Un leader sarà sempre il più appassionato dei valori che ognuno porta. E sarà superiore non perché sta al di sopra o domina gli altri, ma perché di qualità superiore: sarà solo un fratello più grande.
Una città si osserva da tre punti di vista: da dentro, dall’alto o da fuori. Sono tutti ugualmente importanti. Non ridurti, allora, al tuo unico sguardo, anche se all’interno delle cose o nel cuore stesso di una situazione. Altri luoghi di osservazione saranno preziosi e complementari. L’alterità degli altri - il loro punto di vista differente - ti farà crescere in sintesi, in complessità o in apertura di orizzonte.
La tua differenza è la mia ricchezza: dipenderà da te imparare a vivere questa difficile, splendida verità. Sarà come la forza di un atomo, l’energia che sconvolgerà ogni sistema, ogni chiusura, ogni sicurezza identitaria. Si è abituati, infatti, a ripetere dentro di noi: La tua differenza mi fa paura e, in fondo, non la tollero! Mentre tu, invece, riporrai l’originalità dell’altro e del suo percorso su un piatto d’argento, le darai onore, coltivando la curiosità e l’empatia. Esse ti faranno camminare pacificamente sul territorio degli altri, alla scoperta dei loro valori. L’intelligenza vera, infatti, è disponibilità a trovarsi sempre sulla pista di decollo pronto a partire, non tanto rinchiuso in una torre d’avorio, sazio di nozioni o di se stesso tanto da soffocare ogni novità o idea diversa.
Dipenderà da te imparare a leggere non solo i libri, ma anche le persone, le situazioni o le novità che incontri. Imparerai a non essere un fondamentalista - anche senza saperlo - nel ripetere ciò che hai imparato da sempre; potresti essere un cembalo che suona a vuoto, buono per altri tempi. Osserva oggi la vita, apri gli occhi, scrutala fino in fondo. Impara a discernere in essa i segni di Dio o i segni del male. La vita scorre sotto il tuo sguardo con forme nuove, più sottili o più perverse di esclusione, di erosione dei valori dell’uomo o di Dio, calpestando il senso dell’altro. Oppure ti rivela aperture belle ed emergenti, solidarietà nuove e impensate o ponti inediti e provvidenziali...
Dipenderà da te, in fondo, costruire il bene più prezioso che esista tra gli uomini: la comunione, l’unità tra di loro. Sul tuo volto, allora, si potranno leggere i segni della disponibilità, dell’apertura di spirito, del rispetto dell’altro: una giovinezza vera, che in te - a qualsiasi tua età - saprà ancora rivivere.
È questo l’augurio che volevo oggi mettere nelle tue mani. Per un domani differente, più fraterno, più umano. E dirti, così: “Felice anno nuovo!”
All’inizio del nuovo anno ecco il mio augurio a te. Non ti prometto la luna, ma solo una salute sufficiente; il resto dipenderà da te. Da te dipende risplendere per noi come “una lampada... sopra il moggio,” sviluppando al massimo i tuoi doni, le capacità e i talenti che possiedi. Coltivali appassionatamente. E tutto ciò per far vivere una comunità, la famiglia in cui vivi, l’essere umano che ami. Non per restare un tesoro geloso o un “giardino segreto”.
Da te dipenderà far crescere il “senso del noi”, dell’essere insieme con altri, pur nella differenza di età, di cultura o di punti di vista. Impara ad agire in un insieme in cui nessuno sia escluso, non seguendo l’istinto del clan, del gruppo chiuso, delle relazioni esclusive, dove l’alterità e il suo valore sono mortificati o perduti. Perderesti, allora, il sapore del Vangelo e un suo grande messaggio: l’ospitalità, l’apertura di mente e di cuore a chiunque.
Da te dipende non dimenticare che chi è superiore o responsabile sarà sempre il più umile, il più umano, il più concertante di tutti. Un leader sarà sempre il più appassionato dei valori che ognuno porta. E sarà superiore non perché sta al di sopra o domina gli altri, ma perché di qualità superiore: sarà solo un fratello più grande.
Una città si osserva da tre punti di vista: da dentro, dall’alto o da fuori. Sono tutti ugualmente importanti. Non ridurti, allora, al tuo unico sguardo, anche se all’interno delle cose o nel cuore stesso di una situazione. Altri luoghi di osservazione saranno preziosi e complementari. L’alterità degli altri - il loro punto di vista differente - ti farà crescere in sintesi, in complessità o in apertura di orizzonte.
La tua differenza è la mia ricchezza: dipenderà da te imparare a vivere questa difficile, splendida verità. Sarà come la forza di un atomo, l’energia che sconvolgerà ogni sistema, ogni chiusura, ogni sicurezza identitaria. Si è abituati, infatti, a ripetere dentro di noi: La tua differenza mi fa paura e, in fondo, non la tollero! Mentre tu, invece, riporrai l’originalità dell’altro e del suo percorso su un piatto d’argento, le darai onore, coltivando la curiosità e l’empatia. Esse ti faranno camminare pacificamente sul territorio degli altri, alla scoperta dei loro valori. L’intelligenza vera, infatti, è disponibilità a trovarsi sempre sulla pista di decollo pronto a partire, non tanto rinchiuso in una torre d’avorio, sazio di nozioni o di se stesso tanto da soffocare ogni novità o idea diversa.
Dipenderà da te imparare a leggere non solo i libri, ma anche le persone, le situazioni o le novità che incontri. Imparerai a non essere un fondamentalista - anche senza saperlo - nel ripetere ciò che hai imparato da sempre; potresti essere un cembalo che suona a vuoto, buono per altri tempi. Osserva oggi la vita, apri gli occhi, scrutala fino in fondo. Impara a discernere in essa i segni di Dio o i segni del male. La vita scorre sotto il tuo sguardo con forme nuove, più sottili o più perverse di esclusione, di erosione dei valori dell’uomo o di Dio, calpestando il senso dell’altro. Oppure ti rivela aperture belle ed emergenti, solidarietà nuove e impensate o ponti inediti e provvidenziali...
Dipenderà da te, in fondo, costruire il bene più prezioso che esista tra gli uomini: la comunione, l’unità tra di loro. Sul tuo volto, allora, si potranno leggere i segni della disponibilità, dell’apertura di spirito, del rispetto dell’altro: una giovinezza vera, che in te - a qualsiasi tua età - saprà ancora rivivere.
È questo l’augurio che volevo oggi mettere nelle tue mani. Per un domani differente, più fraterno, più umano. E dirti, così: “Felice anno nuovo!”
Da te dipenderà far crescere il “senso del noi”, dell’essere insieme con altri, pur nella differenza di età, di cultura o di punti di vista. Impara ad agire in un insieme in cui nessuno sia escluso, non seguendo l’istinto del clan, del gruppo chiuso, delle relazioni esclusive, dove l’alterità e il suo valore sono mortificati o perduti. Perderesti, allora, il sapore del Vangelo e un suo grande messaggio: l’ospitalità, l’apertura di mente e di cuore a chiunque.
Da te dipende non dimenticare che chi è superiore o responsabile sarà sempre il più umile, il più umano, il più concertante di tutti. Un leader sarà sempre il più appassionato dei valori che ognuno porta. E sarà superiore non perché sta al di sopra o domina gli altri, ma perché di qualità superiore: sarà solo un fratello più grande.
Una città si osserva da tre punti di vista: da dentro, dall’alto o da fuori. Sono tutti ugualmente importanti. Non ridurti, allora, al tuo unico sguardo, anche se all’interno delle cose o nel cuore stesso di una situazione. Altri luoghi di osservazione saranno preziosi e complementari. L’alterità degli altri - il loro punto di vista differente - ti farà crescere in sintesi, in complessità o in apertura di orizzonte.
La tua differenza è la mia ricchezza: dipenderà da te imparare a vivere questa difficile, splendida verità. Sarà come la forza di un atomo, l’energia che sconvolgerà ogni sistema, ogni chiusura, ogni sicurezza identitaria. Si è abituati, infatti, a ripetere dentro di noi: La tua differenza mi fa paura e, in fondo, non la tollero! Mentre tu, invece, riporrai l’originalità dell’altro e del suo percorso su un piatto d’argento, le darai onore, coltivando la curiosità e l’empatia. Esse ti faranno camminare pacificamente sul territorio degli altri, alla scoperta dei loro valori. L’intelligenza vera, infatti, è disponibilità a trovarsi sempre sulla pista di decollo pronto a partire, non tanto rinchiuso in una torre d’avorio, sazio di nozioni o di se stesso tanto da soffocare ogni novità o idea diversa.
Dipenderà da te imparare a leggere non solo i libri, ma anche le persone, le situazioni o le novità che incontri. Imparerai a non essere un fondamentalista - anche senza saperlo - nel ripetere ciò che hai imparato da sempre; potresti essere un cembalo che suona a vuoto, buono per altri tempi. Osserva oggi la vita, apri gli occhi, scrutala fino in fondo. Impara a discernere in essa i segni di Dio o i segni del male. La vita scorre sotto il tuo sguardo con forme nuove, più sottili o più perverse di esclusione, di erosione dei valori dell’uomo o di Dio, calpestando il senso dell’altro. Oppure ti rivela aperture belle ed emergenti, solidarietà nuove e impensate o ponti inediti e provvidenziali...
Dipenderà da te, in fondo, costruire il bene più prezioso che esista tra gli uomini: la comunione, l’unità tra di loro. Sul tuo volto, allora, si potranno leggere i segni della disponibilità, dell’apertura di spirito, del rispetto dell’altro: una giovinezza vera, che in te - a qualsiasi tua età - saprà ancora rivivere.
È questo l’augurio che volevo oggi mettere nelle tue mani. Per un domani differente, più fraterno, più umano. E dirti, così: “Felice anno nuovo!”
venerdì 31 dicembre 2010
A Natale - un giorno - gli uomini andranno d’accordo in tutto il mondo
Perché
dappertutto ci sono cosi tanti recinti?
In fondo tutto il mondo e un grande recinto.
Perché
la gente parla lingue diverse?
In fondo tutti diciamo le stesse cose.
Perché
il colore della pelle non e indifferente?
In fondo siamo tutti diversi.
Perché
gli adulti fanno la guerra?
Dio certamente non lo vuole.
Perché
avvelenano la terra?
Abbiamo solo quella.
A Natale - un giorno - gli uomini andranno d’accordo in tutto il mondo.
Allora ci sarà un enorme albero di Natale con milioni di candele.
Ognuno ne terrà una in mano, e nessuno riuscirà a vedere l’enorme albero fino alla punta.
Allora tutti si diranno "Buon Natale!" a Natale, un giorno.
Hirokazu Ogura
dappertutto ci sono cosi tanti recinti?
In fondo tutto il mondo e un grande recinto.
Perché
la gente parla lingue diverse?
In fondo tutti diciamo le stesse cose.
Perché
il colore della pelle non e indifferente?
In fondo siamo tutti diversi.
Perché
gli adulti fanno la guerra?
Dio certamente non lo vuole.
Perché
avvelenano la terra?
Abbiamo solo quella.
A Natale - un giorno - gli uomini andranno d’accordo in tutto il mondo.
Allora ci sarà un enorme albero di Natale con milioni di candele.
Ognuno ne terrà una in mano, e nessuno riuscirà a vedere l’enorme albero fino alla punta.
Allora tutti si diranno "Buon Natale!" a Natale, un giorno.
Hirokazu Ogura
Nell'amore, con cui ogni giorno ci accogliamo
Preghiera per la famiglia nella Chiesa
O Dio, nostro Padre, ti rendiamo grazie per questa famiglia che ci hai donato.
Nell'amore, con cui ogni giorno ci accogliamo, ci aiutiamo, ci perdoniamo, ci offri un'immagine dell'amore con cui tu hai creato ogni vita e ti prendi cura di ogni uomo.
Ti ringraziamo anche per la nostra comunità cristiana, per la parrocchia, per la diocesi, in cui tu rendi presenti i segni dell'amore di Gesù: nella Parola, nell'Eucaristia, negli esempi di amore fraterno, che la comunità ci offre, la nostra famiglia trova un modello e un sostegno per continuare a camminare nell'amore.
Ti chiediamo o Padre, che diventino sempre più intensi i rapporti tra la famiglia e la comunità cristiana.
Ti preghiamo per la Chiesa universale e per il papa. Fa' che la Chiesa assomigli sempre più a una famiglia: favorisca l'amicizia fraterna, accolga la collaborazione di tutti, sia attenta a tutti, specialmente alle famiglie senza pace, senza affetto, senza pane, senza lavoro, senza gioia.
Fa' che la nostra famiglia assomigli sempre più alla Chiesa: abbia fede in te, accolga la Parola di Gesù così come l'ha accolta Maria sua madre, applichi il vangelo alla vita di ogni giorno, aiuti i figli a rispondere con gioia alla tua chiamata, si apra al dialogo e alla collaborazione con le altre famiglie.
Fa' che la Chiesa e la famiglia siano un'immagine della tua Casa, dove tu ci attendi dopo il nostro viaggio terreno.
card. C.M. Martini
O Dio, nostro Padre, ti rendiamo grazie per questa famiglia che ci hai donato.
Nell'amore, con cui ogni giorno ci accogliamo, ci aiutiamo, ci perdoniamo, ci offri un'immagine dell'amore con cui tu hai creato ogni vita e ti prendi cura di ogni uomo.
Ti ringraziamo anche per la nostra comunità cristiana, per la parrocchia, per la diocesi, in cui tu rendi presenti i segni dell'amore di Gesù: nella Parola, nell'Eucaristia, negli esempi di amore fraterno, che la comunità ci offre, la nostra famiglia trova un modello e un sostegno per continuare a camminare nell'amore.
Ti chiediamo o Padre, che diventino sempre più intensi i rapporti tra la famiglia e la comunità cristiana.
Ti preghiamo per la Chiesa universale e per il papa. Fa' che la Chiesa assomigli sempre più a una famiglia: favorisca l'amicizia fraterna, accolga la collaborazione di tutti, sia attenta a tutti, specialmente alle famiglie senza pace, senza affetto, senza pane, senza lavoro, senza gioia.
Fa' che la nostra famiglia assomigli sempre più alla Chiesa: abbia fede in te, accolga la Parola di Gesù così come l'ha accolta Maria sua madre, applichi il vangelo alla vita di ogni giorno, aiuti i figli a rispondere con gioia alla tua chiamata, si apra al dialogo e alla collaborazione con le altre famiglie.
Fa' che la Chiesa e la famiglia siano un'immagine della tua Casa, dove tu ci attendi dopo il nostro viaggio terreno.
card. C.M. Martini
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