domenica 21 luglio 2013

Questa riduzione dell’esperienza cristiana a morale è la via più diretta per la vanificazione della fede.

Oggi diamo la parola al Priore di Bose e cade a proposito, quasi un commento alle letture di questa 16a domenica: le querce di Mamre, Marta e Maria.  

LA VITA SPIRITUALE
Non si dà vita cristiana senza vita spirituale!
Lo stesso mandato fondamentale che la chiesa deve adempiere nei confronti dei suoi fedeli
è quello di introdurli a un’esperienza di Dio, 
a una vita in relazione con Dio.
È essenziale ribadire oggi queste verità elementari,
perché viviamo in un tempo in cui la vita ecclesiale,
dominata dall’ansia pastorale,
ha assunto l’idea che
l’esperienza di fede corrisponda all’impegno nel mondo 
piuttosto che all’accesso a una relazione personale con Dio
vissuta in un contesto comunitario,
radicata nell’ascolto della Parola di Dio contenuta nelle Scritture,
plasmata dall’eucaristia e
articolata in una vita di fede, di speranza e di carità.
Questa riduzione dell’esperienza cristiana a morale
è la via più diretta per la vanificazione della fede.
La fede, invece, ci porta a fare un’esperienza reale di Dio,
ci immette cioè nella vita spirituale,
che è la vita guidata dallo Spirito santo.
Chi crede in Dio deve anche fare un’esperienza di Dio:
non gli può bastare avere idee giuste su Dio.
E l’esperienza, che sempre avviene nella fede e non nella visione (cfr. 2 Corinti 5,7:
«noi camminiamo per mezzo della fede e non ancora per mezzo della visione»),
è qualcosa che ci sorprende e si impone portandoci a ripetere con Giacobbe:
«Il Signore è qui e io non lo sapevo!» (Genesi 28,16),
oppure con il Salmista: «Alle spalle e di fronte mi circondi [...]. Dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, tu sei là, se scendo agli inferi, eccoti» (Salmo 139,5 e sgg.).
Altre volte la nostra esperienza spirituale è segnata dal vuoto,
dal silenzio di Dio, da un’aridità che ci porta a ridire le parole di Giobbe:
«Se vado in avanti, egli non c’è, se vado indietro, non lo sento;
a sinistra lo cerco e non lo scorgo, mi volgo a destra e non lo vedo» (Giobbe 23,8-9).
Eppure anche attraverso il silenzio del quotidiano Dio ci può parlare.
Dio infatti agisce su di noi attraverso la vita,
attraverso l’esperienza che la vita ci fa fare,
dunque anche attraverso le «crisi»,
i momenti di buio e di oscurità in cui la vita può portarci.

 Enzo Bianchi, Le parole della spiritualità

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