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venerdì 25 ottobre 2013

le strade son buie, e più non c'è nessuno che sappia farlo piangere vicino a te, Signore.

Nessuno Io sono forse un fanciullo che ha paura dei morti, ma che la morte chiama perché lo sciolga da tutte le creature: i bambini, l'albero, gli insetti; da ogni cosa che ha cuore di tristezza. Perché non ha più doni e le strade son buie, e più non c'è nessuno che sappia farlo piangere vicino a te, Signore. SALVATORE QUASIMODO Acque e terre, in Poesie e discorsi sulla poesia cit., p. 28.

giovedì 24 ottobre 2013

Vero l'uomo e il suo pianto geloso del silenzio


Thànatos athànatos

E dovremo dunque negarti, Dio
dei tumori, Dio del fiore vivo,
e cominciare con un no all'oscura
pietra «io sono» e consentire alla morte
e su ogni tomba scrivere la sola
nostra certezza: «thànatos athànatos»?
Senza un nome che ricordi i sogni
le lacrime i furori di quest'uomo
sconfitto da domande ancora aperte?
Il nostro dialogo muta; diventa
ora possibile l'assurdo. Là
oltre il fumo di nebbia, dentro gli alberi
vigila la potenza delle foglie,
vero è il fiume che preme sulle rive.
La vita non è sogno. Vero l'uomo
e il suo pianto geloso del silenzio.
Dio del silenzio, apri la solitudine.

SALVATORE QUASIMODO
La vita non è sogno,
in Poesie e discorsi sulla poesia, Mondadori, Milano 1971, p. 158.