lunedì 26 aprile 2010
La pace nel cuore
La guerra più dura è la guerra contro se stessi.
Bisogna arrivare a disarmarsi.
Ho perseguito questa guerra per anni, ed è stata terribile.
Ma sono stato disarmato.
Non ho più niente, perchè l'amore caccia il timore.
Sono disarmato della volontà di aver ragione,
di giustificarmi squalificando gli altri.
Non sono più sulle difensive,
gelosamente abbarbicato alle mie ricchezze.
Accolgo e condivido.
Non ci tengo particolarmente alle mie idee, ai miei progetti.
Se uno me ne presenta di migliori, o anche non migliori,
ma buoni, accetto senza rammaricarmene.
Ho rinunciato al comparativo.
Ciò che è buono, vero e reale è sempre per me il migliore.
Ecco perchè non ho più paura.
Quando non si ha più nulla, non si ha più paura.
Se ci si disarma, se ci si spossessa,
ci si apre al Dio-Uomo che fa nuove tutte le cose,
allora Egli cancella il cattivo passato
e ci rende un tempo nuovo in cui tutto è possibile.
Patriarca Atenagora I
Il digiuno che piace al Signore...
Digiuna dal giudicare gli altri:
scopri Cristo che vive in loro.
Digiuna dal dire parole che feriscono:
riempiti di frasi che risanano.
Digiuna dall’essere scontento:
riempiti di gratitudine.
Digiuna dalle arrabbiature:
riempiti di pazienza.
Digiuna dal pessimismo:
riempiti di speranza cristiana.
Digiuna dalle preoccupazioni inutili:
riempiti di fiducia in Dio.
Digiuna dal lamentarti:riempiti di stima
per quella meraviglia che è la vita.
Digiuna dalle pressioni e insistenze:
riempiti di una preghiera incessante.
Digiuna dall’amarezza:
riempiti di perdono.
Digiuna dal dare importanza a te stesso:
riempiti di compassione per gli altri.
Digiuna dall’ansia per le tue cose:
compromettiti nella diffusione del Regno.
Digiuna dallo scoraggiamento:
riempiti di entusiasmo nella fede.
Digiuna da tutto ciò che ti separa da Gesù:
riempiti di tutto ciò che a Lui ti avvicina.
Spirito Santo, che hai condotto Gesù nel deserto,
dove Egli ha digiunato per 40 giorni e 40 notti,
per l’intercessione di Maria SS., tua mistica Sposa,
Madre di Gesù e Madre mia,
aiutaci a digiunare così come tu vuoi.
Anonimo
domenica 25 aprile 2010
CHI MUORE (Ode alla vita)
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente
chi evita una passione,
chi preferisce
il nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio
quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che
essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
L'ospedale del Signore
ero molto ammalato.
Andai alla visita generale:
quando Gesù mi ha misurato la pressione, ha visto che ero scarso di tenerezza,
nel misurarmi la temperatura il termometro ha registrato 40 gradi di egoismo.
Andai nell'ambulatorio di oculistica:
non riuscivo a vedere bene poiché non guardavo più in là delle apparenze,
vedevo molto sfocato sia da vicino che da lontano in quanto non riuscivo neppure a notare le persone accanto a me che potevano avere bisogno del mio aiuto
e vedevo i difetti degli altri ma non i miei.
Andai nell'ambulatorio di ortopedia:
avevo difficoltà a camminare perchè mi ero fratturato una gamba quando avevo inciampato con la mia vanità e la mia presunzione.
Andai nell'ambulatorio di cardiologia:
dall'elettrocardiogramma risultò che avevo bisogno di vari by-pass di amore,
perchè le mie vene erano otturate e non rifornivano il mio cuore vuoto.
Finite tutte le visite passai dal Signore un po' abbattuto con i miei referti medici tra le mani, mi guardò e mi sorrise con infinita dolcezza e comprensione.
Prese il blocchetto delle ricette e si mise a scrivere le medicine da prescrivermi per la mia totale guarigione.
Presi il foglio che mi tendeva e chiesi quanto dovevo per la parcella.
Mi rispose che le sue consulenze erano gratuite.
Lessi il foglio:
non erano medicinali, ma rimedi naturali, gli stessi prescritti nel Vangelo.
Iniziai immediatamente la cura:
la mattina appena alzato dal letto presi due compresse:
una di pazienza e una di rispetto verso gli altri per affrontare nel modo giusto tutta la giornata;
a metà mattina ho preso alcune gocce di gentilezza;
dopo pranzo, a stomaco pieno, ho bevuto un bicchiere colmo di umiltà;
verso sera ho dovuto fare un'iniezione di amore;
più tardi, prima di coricarmi, un cucchiaio di uno sciroppo speciale:
la consapevolezza di ciò che avevo fatto di buono e di ringraziamento a Dio per la giornata che mi aveva donato.
Preghiera per i Momenti di Depressione
(Ignacio Larrañaga)
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Improvvisamente un'immensa pesantezza è caduta su di me,
e non so dove fuggire.
Non ho più voglia di vivere.
Dove sei Signore?
Trascinato senza vita, verso un deserto immobile,
soltanto ombre circondano le mie frontiere.
Come posso uscirne?
Pietà di me, mio Dio...
Come una città assediata,
mi circondano, mi opprimono,
mi soffocano l'angoscia,
la tristezza, l'amarezza, l'agonia.
Come si chiama tutto questo?
Nausea? Tedio della vita?
Non ti dimentico, Gesù,
Figlio di Dio e servo del Padre,
che là, nel Getsemani, il tedio e l'agonia
ti oppressero fino a farti versare lacrime e sangue.
Una pesante tristezza di morte inondò la tua anima,
come un mare amaro... Ma tutto passò!
Io so, che anche la mia notte passerà.
So che squarcerai queste tenebre, mio Dio,
e domani spunterà la consolazione.
Cadranno le grosse mura e di nuovo potrò respirare.
La mia anima sarà visitata e tornerà a vivere.
Grazie, mio Dio, perché tutto è stato un incubo,
soltanto l'incubo di una notte che è già passata.
Adesso donami pazienza e speranza.
E si compia in me, la Tua volontà, mio Dio. Amen.
scrivere leggere
«L’intero processo della scrittura consiste nel prendere le distanze. È questo l’importante per lo scrittore e per coloro che leggono i risultati di questo processo, che conduce ciò che è grezzo, individuale, non sottoposto a critica né esaminato, nel dominio di ciò che è generale».
Ma leggere molto è vitale:
«Io leggevo, leggevo, leggevo. Leggevo per salvarmi la vita. Com’è difficile trasmettere l’essenza profonda dei periodi difficili, quelli che sembrano non finire mai e che solo quello antico, imper-turbabile, occhio di lucertola è in grado di osservare».
Liberare gli oppressi
«Leggete la storia e guardate
in fuga furiosa invincibili eserciti.
In ogni luogo
fortezze indistruttibili rovinano e
anche se innumerabile
era l’armata salpando,
le navi che tornarono
le si poté contare [...]
Ma d’ogni dubbio il più bello
è quando coloro che sono
senza fede, senza forza, levano il capo e
alla forza dei loro oppressori
non credono più!»
Il dubbio più bello è
la speranza di liberare gli oppressi?