lunedì 13 dicembre 2010

è terribile pensare a un ragazzo di diciotto anni che si vede negato qualunque entusiasmo ideale, utopico


CAMBRIDGE Nato a Parigi da genitori ebrei - di origine cèca il padre, viennese la madre - George Steiner è stato educato in tedesco, in francese, in inglese: lingue e mondi in cui si muove con agio. L' ambito dei suoi interessi (che spaziano dalla saggistica letteraria alla filosofia alla narrativa) è di impressionante vastità, e ancora più ammirevole è la capacità di filtrare la propria erudizione in una scrittura brillante e godibilissima. Con lui continuiamo la nostra ricognizione attorno alle parole-chiave indispensabili per affrontare le acque agitate del nostro tempo. «Partirei da una delle parole più semplici e più corte del vocabolario: la parola "no". Abbiamo perso l' arte di dire "no". No alla brutalità della politica, no alla follia delle ingiustizie economiche che ci circondano, no all' invasione della burocrazia nella nostra vita quotidiana. No all' idea che si possano accettare come normali le guerre, la fame, la schiavitù infantile. C' è un bisogno enorme di tornare a pronunciare quella parola.E invece ne siamo incapaci. Mi creda, sono sgomento di fronte all' acquiescenza di tante persone per bene, trasformate in campioni di fatalismo. Che dichiarano apertamente il loro scetticismo in ordine all' inutilità della protesta, quasi che protestare fosse diventato imbarazzante. Ma le personalità più grandi del nostro tempo, i Nelson Mandela, i Vaclav Havel, non hanno mai provato questo tipo di imbarazzo. Purtroppo la famiglia e la scuola, per non parlare dell' intero sistema mediatico, inoculano sistematicamente tale virus. Ci predispongono al più totale conformismo. Per questo è fondamentale riabituarsi alla resistenza contro i falsi idoli del nostro tempo. A partire da quello principale: il denaro. Anzi, il fascismo del denaro». Una definizione forte. A cosa allude? «Guardi, non trovo un termine più efficace per descrivere lo straripante dilagare di un potere altrettanto censorio e dispotico. Oggi tutto odora di denaro. E lo stesso potere politico è nelle sue mani. Voi in Italia ne sapete qualcosa. Il caso italiano è quello che in Europa desta maggiori preoccupazioni. Ma anche altre nazioni non sono indenni dal rischio di questa deriva. Le faccio un esempio concreto. Di recente abbiamo visto chiudere banche e fabbriche; abbiamo visto centinaia di migliaia di persone perdere il posto di lavoro e contemporaneamente abbiamo assistito al vergognoso spettacolo di manager che se andavano via con milioni di bonus. Non è un' assoluta oscenità? Mi sarei augurato che di fronte a tutto questo il "no" sarebbe salito forte dalle piazze e invece la solita, tristissima passività ha avuto il sopravvento». A cosa attribuisce questo deficit di reattività? Al dilagare di "passioni tristi", per dirla con Spinoza? «Evidentemente l' individuo ha la sensazione di trovarsi di fronte a uno schieramento di forze anonime talmente potente, da bloccare qualunque reazione. Ma c' è anche un altro fattore, che non va dimenticato: la catastrofe delle ideologie novecentesche, a cominciare dal marxismo nelle sue varie applicazioni politiche, ha fatto terra bruciata dietro di sé. E il disastro non è soltanto politico, ma anche culturale. Tanto per capirci: l' Italia senza Gramsci è un paese amputato, irriconoscibile. Vede, quando io ero giovane si potevano ancora compiere quelli che io chiamo errori "creativi". Perché nella vita di un giovane è fondamentale poter sbagliare, per costruirsi una vita intensa e appassionata. Oggi non è più possibile. Ed è terribile pensare a un ragazzo di diciotto anni che si vede negato qualunque entusiasmo ideale, utopico». Difficile poi meravigliarsi se le convinzioni stentano a farsi largo. «C' è un piccolo episodio che per me ha rappresentato un punto di non ritorno. Eravamo ai tempi della guerriglia in centro America. Con un gruppo di studenti il discorso si allargò alla guerra di Spagna. Chiesi loro se avrebbero mai compiuto scelte analoghe a quelle dei loro genitori, che avevano combattuto e magari erano morti per la libertà di quel paese. Il giorno dopo ricevetti una lettera così concepita: "Gentilissimo professor Steiner, nella nostra attuale situazione qualunque coinvolgimento in battaglie internazionali per la libertà ci vedrebbe inevitabilmente complici. Vuoi degli orrori comunisti, vuoi di quelli della Cia. Spiacenti, noi non ci faremo truffare ancora una volta". Se l' unico cruccio è di non essere truffato, dove trovi la forza per compiere un salto immaginativo? Per pensare a qualcosa più grande di te?». Veniamo alla seconda parola. «"Privacy". Ormai non esiste aspetto della vita privata, anzi della più sacra intimità, che non venga esibito e reso pubblico. In tuttii campiè all' opera una pervasiva "industria della penetrazione"(che include la psicanalisi come la burocrazia, il sistema mediatico come le terapie mediche), volta a spogliare l' essere umano di questo inalienabile segreto personale. Mentre la vera forza di ciascuno è raccolta in ciò che può e deve tenere dentro di sé. Come ricordava Heidegger, nessuno può morire "al posto tuo". E la grandezza di ciascun uomo risiede nella capacità di affrontare in solitudine ogni passaggio delicato della propria esistenza: compresi i fallimenti, le malattie, le disgrazie. In un poema del 1912 Ezra Pound scriveva: "la discrezione sta scomparendo". Beh, quella intuizione si è definitivamente confermata, con danni enormi. E francamente non credo si possa tornare indietro». Le prime due parole, "no" e "privacy", sono saldamente legate tra loro. Sono curioso di sapere qual è la terza. «Nell' uomo esiste un sentimento forse ancora più potente dell' amore e dell' odio: penso a quelle "passioni profonde", e spesso inspiegabili per un qualcosa che ai nostri occhi assume un valore supremo. Banalmente si parla di hobby, mentre invece è sul terreno della vera e propria passione che si gioca il nostro destino. In quello spazio libero e gratuito in cui ciascuno coltiva un intimo amore, senza negoziarlo né doverlo giustificare. Io ad esempio adoro il jazz, stare con il mio cane e andare per librerie antiquarie in cerca di antiche traduzioni dell' Iliade. Se qualcuno mi dice che sono modi sciocchi di passare il mio tempo, neppure rispondo. Perché sono convinto, al contrario, che essere presi per il collo da una passione, esserne posseduti, sia il dono più grande per un uomo. L' ho sempre detto ai miei studenti: coltivate le vostre eccentricità, ampliate gli spazi liberi del vostro spirito. Anche questo è un modo di dire "no" e preservare la "privacy"». E forse è un modo di sfuggire al paradosso di una società che si dice individualista, mentre sopisce l' irriducibile singolarità di ciascuno? «Per uscire da questa trappola bisognerebbe tornare al concetto di persona. Esaltare la capacità di essere se stessi, di affermare un proprio, irrinunciabile stile di vita. Viviamo in un mondo in cui il valore dell' esistenza individuale pare dipendere unicamente dai riconoscimenti esterni. Io invece continuo a credere che una persona sia tale perché da sola, ogni mattina, si mette alla prova. Sapendo di andare incontro allo scacco, ma non arrendendosi ad esso. Nessuno l' ha detto meglio di Beckett: "fallire di nuovo, fallire meglio"».FRANCO MARCOALDI

un senso di onnipotenza, che mi passa non appena incappo un’istruzione per l’uso un po’ meno chiara del livello minus habens


Certo, potenzialmente, Francesco potrebbe diventare una bomba, perché se invece di essere un amico, fosse un malintenzionato, io sarei alla sua mercé. Del resto, l’unico baluardo che si frappone tra il caos indifferenziato e l’ordine è l’etica e – voglio sperare – la sua amicizia per me. Come si vede, cambiano le epoche, cambiano gli usi e i costumi, ma ci sono alcune costanti dello spirito umano che restano le stesse, come la necessità di appoggiarsi su chi la sa più lunga. Forse tutto questo, nel corso dei secoli (secoli? Ma se riesco sì e no a immaginare quello che accadrà nei prossimi due mesi?) respingerà i detentori del sapere ultimo in una remota lontananza. Forse. Ma fino ad allora quanto più comodo sarà continuare ad avere il proprio Francesco che ti indichi la strada più sicura – se non la più breve –  per il Paradiso.

Per esempio tre giorni fa mi hanno parlato di Vyber,
 una specie di Skype per l’iPhone, solo molto più semplice e senza troppe menate per iscriversi: sembrava un colpo di genio. Francesco, però, per il momento aveva sospeso il giudizio, in attesa di notizie più certe. Adesso, due giorni dopo, ecco che già cominciano a girare le prime voci sugli evidenti problemi di privacy di Vyber. Come spesso mi accade quando mi avventuro nei pascoli inesplorati del web, per alcuni istanti vengo assalito da un senso di onnipotenza, che mi passa non appena incappo un’istruzione per l’uso un po’ meno chiara del livello minus habens. Aveva ragione la chiesa una volta: non si può affrontare l’infinito senza un guida, si rischia di smarrirsi.

domenica 12 dicembre 2010

non chiederlo agli astri

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati,
seu plures hiemes, seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te
quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri,
o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:
se molti inverni Giove ancor ti conceda
o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde
del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino
– breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo
e fugge il tempo geloso: carpe diem, non pensare a domani.
Carminum I, 11

ORAZIO, CARPE DIEM

Gli uomini non imparano molto dall’esperienza degli altri.

We do not know very much of the futureExcept that from generation to generation
The same things happened again and again.
Man learn little from other
s' experience.
But in the life of one man, never
The same times returns. Sever
The cord, shed the scale. Only
The fool,fixed in his folly, may think
He can turn the wheel on which he turns.

T.S.ELIOT, Murder in the Cathedral   Bompiani, Milano, 1985,pag.38
(Noi non sappiamo molto del futuroo solo questo: di generazione in generazione è un ripetersi di cose sempre uguali.
Gli uomini non imparano molto
dall’esperienza degli altri.
Ma nella vita di un uomo
 non torna mai lo stesso tempo. Spezzarela corda, cambiar pelle. Solo il pazzo,prigioniero di una follia, può pensare
di far girare la ruota sulla quale egli gira.)

credo che sia tu colui che poi mi aiuta a rialzarmi, che fa succedere qualche cosa che rende contenti

Signore,
porto tutto con me:
la mia paura,
la mia solitudine,
insuccessi e tristezza,
la mia debolezza
e le mie tendenze indegne.
Anche il mio coraggio,
i miei successi,
la mia gioia d’esistere,
il mio amore
e la mia fiducia,
in modo che niente
possa cadere dalle tue mani.
Porto con me
anche il mio scoraggiamento,
sento con evidenza
quanto io sia debole.
Poi penso di non farcela più,
tutto si intristisce,
non posso né sentirti
né dimostrare che esisti.
Magari non ci sei...
Tuttavia, credo che sia tu colui
che poi mi aiuta a rialzarmi,
che fa succedere qualche cosa
che rende contenti.
Elke Fischer 

Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino. (Fil 4,4.5)

Quando ti avvicini a me, o Dio, è il momento in cui cerco un orientamento, il momento di un nuovo inizio, dell'ascolto, il momento di essere attento a segni: a quelli che potrebbero mostrarmi il cammino, se solamente io mi lasciassi condurre. Diventare attento, ascoltare, fare la differenza, convertirsi, ripartire da zero: fammi imparare tutto questo, o Dio.
Parola - Seconda lettura Gc 5, 7-10
Fratelli, siate pazienti fino alla venuta del Signore. Guardate l'agricoltore: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d'autunno le piogge di primavera.
Riflessione 
Gesù ha posto nei solchi della storia il seme della salvezza totale dell'uomo. Il seme cresce, con il tempo si svilupperà e si trasformerà in frutto completamente maturo alla venuta nella gloria di Cristo. Il frutto non è ancora manifesto, ma lo possiamo contemplare nella fede e già ne possiamo godere nella speranza. Non si tratta di una pazienza passiva, intesa come rinuncia da parte dell'uomo, che si attende tutto dall'alto; ma di una pazienza attiva che impegna ad irrobustire le mani fiacche, a rendere salde le ginocchia vacillanti, ad infondere coraggio. Il contadino deve essere paziente, ma dopo avere lavorato sodo.

Parola - Vangelo Mt 11, 2-11
«Sei tu colui che deve venire dobbiamo attenderne un altro?» ... «I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti ... ai poveri è predicata la buona novella, beato colui che non si scandalizza di me».
Riflessione 
A volte, può sembrarci intollerabile un Dio che parla e si comporta in modo diverso da come noi desidereremmo. È difficile accettare un Dio che non agisce secondo le nostre previsioni, che viene per strade diverse da quelle sulle quali noi l'aspettiamo. Non è sufficiente essere disposti ad accettare Dio; è necessario accogliere un Dio «diverso», avere pazienza e accettare le sue regole di intervento. È questo Dio reale che dobbiamo evangelizzare. I non credenti, in modo esplicito o anonimo, rivolgono a noi la domanda che gli ebrei rivolgevano a Giovanni: «Avete davvero trovato il Messia? Ha davvero portato la gioia nella vostra esistenza, o dobbiamo continuare a cercarla per le strade del peccato?». Non si accontentano di risposte astratte; esigono risposte esistenziali: fateci vedere che cosa è cambiato in voi, dal momento che credete in Cristo. Noi pure dovremmo poter dire: eravamo ciechi e ora ci vediamo, eravamo lebbrosi ed ora siamo mondi, eravamo smarriti e ora abbiamo ritrovato l'orientamento e la gioia di vivere. Su questo ci giochiamo la nostra credibilità. 

lavora sempre solo semplicemente e silenziosamente.


No, non è in tuo potere far aprire il bocciolo; scuotilo, sbattilo,
non riuscirai ad aprirlo.
Le tue mani lo guastano,
ne strappi i petali e li getti nella polvere,
ma non appare nessun colore e nessun profumo.
Ah! A te non è dato di farlo fiorire.
Colui che invece fa sbocciare il fiore, lavora semplicemente,
vi getta uno sguardo all'alba e la linfa della vita scorre nelle vene del fiore.
Al suo alito il fiore dispiega lentamente i suoi petali
e si culla lentamente al soffio del vento.
Come un desiderio del cuore, il suo colore erompe,
e il suo profumo tradisce un dolce segreto.
Colui che fa sbocciare veramente il fiore lavora sempre solo
semplicemente e silenziosamente.
(Poesia indiana)