giovedì 22 marzo 2012
Nessun uomo è un'isola.
don Antonio Mazzi:
Siamo nati per amare e per essere amati. Tutto di noi invoca tenerezze, emozioni, silenzi incantati, dolcezze indimenticabili, che possono scaturire solo da un amore eterno, unico, profondo, incancellabile.
Il matrimonio non è solo un'esigenza del corpo. Stravolgere questa esperienza e privarla delle sue connotazioni specifiche rende orfano e infelice il mondo. Il grido, il bisogno di amore che si sprigiona dal nostro corpo, dagli occhi, dall'anima, dai gesti è fortissimo. La solitudine spaventa, disorienta, umilia.
Nessun uomo è un'isola. L'avventura fugace, l'innamoramento stagionale, il flirt cameratesco, non solo non accontenta, ma acuisce la richiesta e lascia l'amaro fin dentro le viscere. Siamo portati agli amori intramontabili, sconfinati, totali, dentro i quali immergerci, sprofondare, identificarci, unificarci.
mercoledì 21 marzo 2012
Primavera
Ieri
sera, mentre andavo con lui in bicicletta, avevo dentro un grande e
dolce desiderio di primavera. E mentre pedalavo sognando sull’asfalto
della Larissestraat tutta impaziente di vederlo, d’un tratto mi
sono sentita accarezzare da una tiepida aria di primavera e ho
pensato: anche questo va bene.
Perché
non si potrebbe provare un grande e tenero trasposto amoroso per una
primavera, per tutti gli uomini? E si può anche fare amicizia con un
inverno, con una città o con una campagna. Mi ricordo il faggio
rosso-vino della mia adolescenza. Avevo un rapporto speciale con
quella pianta. Alla sera ero capace improvvisamente di provarne
nostalgia e allora andavo a cercarla, facevo mezz’ora di bicicletta
e poi le giravo intorno, presa e incantata dalla vista di
quell’albero rosso-sangue.
Sì
perché non si potrebbe avere un’esperienza amorosa con una
primavera?
E la
carezza di quell’aria era così tenera e così universale che le
mani di un uomo, anche le sue, mi sembravano ruvide al confronto.
(105-106) Etty Hillesum
l'arrivo della primavera
Aprire le finestre, annusare fuori l'arrivo della primavera e vedere arrivare davanti agli occhi del ricordo queste parole
"Io posso anche non vederlo il Signore: lui, mi vede sempre, non può non vedermi. Io posso scantonare, lui no. L’amore si ferma e viene inchiodato dalla pietà. (…) Quando l’amore si ferma davanti all’inamabile, e , in luogo d’inorridirne, si china, l’amore prende il nome di pietà. Io guardo e mi scandalizzo, guardo e giudico, guardo e condanno, guardo e tiro dritto: lui mi guarda, si ferma e si muove a pietà. (…) La pietà riscopre e riveste. La primavera è la pietà che passa sui campi e sugli alberi e li riveste di erbe, di foglie e di fiori. La speranza è la pietà che passa attraverso le tombe e scrive su ognuna: “Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me, anche se morto, vivrà”." (Primo Mazzolari)
martedì 20 marzo 2012
un essere trascinato via
"Forse perché io sono da sempre caduto da cavallo: non sono mai stato spavaldamente in sella (come molti potenti della vita o molti miseri peccatori): sono caduto da sempre, e un mio piede è rimasto impigliato nella staffa, così che la mia corsa non è una cavalcata, ma un essere trascinato via, con il capo che sbatte sulla polvere e sulle pietre. Non posso né risalire sul cavallo degli Ebrei e dei Gentili, né cascare per sempre sulla terra di Dio" (P. P. Pasolini)
lunedì 19 marzo 2012
Tempo perduto è il tempo non riempito, vuoto
"Essendo il tempo
il bene più prezioso che ci sia dato,
il bene più prezioso che ci sia dato,
perché il meno recuperabile,
ogni volta che
ci voltiamo indietro a guardare
ci voltiamo indietro a guardare
ci rende inquieti l'idea del tempo
eventualmente perduto.
eventualmente perduto.
Perduto sarebbe il tempo
in cui non avessimo vissuto da uomini,
non avessimo fatto esperienze,
imparato, operato,goduto e sofferto.
imparato, operato,goduto e sofferto.
Tempo perduto è
il tempo non riempito, vuoto.
il tempo non riempito, vuoto.
La Parola di Dio reclama il mio tempo.
Dio stesso è entrato nel tempo,
e vuole che io gli dia il mio tempo.
Essere cristiani
non è questione di un attimo
ma richiede tempo"
ma richiede tempo"
Dietrich Bonhoeffe
domenica 18 marzo 2012
un bisogno estremo di nutrirti quotidianamente di Lui
«Se la tua celebrazione e la tua adorazione eucaristica saranno vere e sincere, sarai preso dal profondo desiderio che tutta la tua vita diventi una Eucaristia. Quel pane spezzato per amore, che accogli e contempli non può non darti la voglia e la forza di continuare a donarti e a spezzarti per i tuoi fratelli. Charles de Foucauld racconta come quando si trovava in adorazione davanti all’Eucaristia e sentiva un povero bussare alla porta, si dirigesse immediatamente e con gioia verso di lui per continuare a contemplare nel volto del fratello il medesimo volto del Cristo contemplato nell’Eucaristia.
Eucaristia sarà quindi anche il tuo studio adempiuto con amore e il desiderio di essere domani più preparato a servire i tuoi fratelli.
Eucaristia il tuo lavoro attraverso il quale procuri il pane quotidiano per te e la tua famiglia, contribuendo ad un progresso armonico della società.
Eucaristia il tuo impegno quotidiano per la pace, la giustizia e il tuo impegno politico portato avanti con integrità a costo di pagare di persona.
Eucaristia il tuo fare piccole e coerenti scelte alternative di condivisione con gli ultimi che, come capitò a Gesù, potranno anche causarti incomprensioni e opposizioni.
Se rimarrai fedele ad una celebrazione e adorazione quotidiana dell’Eucaristia, ti renderai anche conto come il donarsi del Cristo si attui nella discrezione, nel nascondimento, nell’umiltà, nella semplicità, nella gratuità. Lui infatti nell’Eucaristia ti accoglie facendosi accogliere. Ti convincerai allora che
celebrare in modo autentico l’Eucaristia
non sarà solo dare,
ma anche forse e soprattutto
accogliere,
ascoltare,
lasciarsi perdonare,
lasciarsi amare,
farsi piccolo,
umile.
Servire l’altro quasi senza darlo a vedere,
accogliere l’altro dando l’impressione che sia lui ad accoglierti.
E questo tuo celebrare concretamente con tutta la tua vita l’Eucaristia ti farà sperimentare un bisogno estremo di nutrirti quotidianamente di Lui per continuare a donarti e ad accogliere
come Lui, in Lui e per mezzo di Lui».
(Piccoli Fratelli del Vangelo, Insegnaci a pregare).
Eucaristia sarà quindi anche il tuo studio adempiuto con amore e il desiderio di essere domani più preparato a servire i tuoi fratelli.
Eucaristia il tuo lavoro attraverso il quale procuri il pane quotidiano per te e la tua famiglia, contribuendo ad un progresso armonico della società.
Eucaristia il tuo impegno quotidiano per la pace, la giustizia e il tuo impegno politico portato avanti con integrità a costo di pagare di persona.
Eucaristia il tuo fare piccole e coerenti scelte alternative di condivisione con gli ultimi che, come capitò a Gesù, potranno anche causarti incomprensioni e opposizioni.
Se rimarrai fedele ad una celebrazione e adorazione quotidiana dell’Eucaristia, ti renderai anche conto come il donarsi del Cristo si attui nella discrezione, nel nascondimento, nell’umiltà, nella semplicità, nella gratuità. Lui infatti nell’Eucaristia ti accoglie facendosi accogliere. Ti convincerai allora che
celebrare in modo autentico l’Eucaristia
non sarà solo dare,
ma anche forse e soprattutto
accogliere,
ascoltare,
lasciarsi perdonare,
lasciarsi amare,
farsi piccolo,
umile.
Servire l’altro quasi senza darlo a vedere,
accogliere l’altro dando l’impressione che sia lui ad accoglierti.
E questo tuo celebrare concretamente con tutta la tua vita l’Eucaristia ti farà sperimentare un bisogno estremo di nutrirti quotidianamente di Lui per continuare a donarti e ad accogliere
come Lui, in Lui e per mezzo di Lui».
(Piccoli Fratelli del Vangelo, Insegnaci a pregare).
sabato 17 marzo 2012
il mio luz non si trovava dentro di me
Gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all'estremità della spina dorsale.
Si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte né brucia nel fuoco. Da lì, da quell'ossicino,
l'uomo verrà ricreato al momento della resurrezione dei morti. Così per un certo periodo ho fatto un piccolo gioco: cercavo di indovinare quale fosse il luz delle persone che conoscevo. Voglio dire, quale fosse l'ultima cosa che sarebbe rimasta di loro, impossibile da distruggere e dalla quale sarebbero stati ricreati. Ovviamente ho cercato anche il mio, ma nessuna parte soddisfaceva tutte le condizioni. Allora ho
smesso di cercarlo. L'ho dichiarato disperso finché l'ho visto nel cortile della scuola. Subito quell'idea si è risvegliata in me e con lei è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trovava dentro di me, bensì in un'altra persona.
(David Grossman, Che tu sia per me il coltello, Mondadori)
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