sabato 17 aprile 2010

IL SILENZIO

Ascolta, figlio mio, il silenzio.

E’ un silenzio ondulato,

un silenzio,

dove scivolano valli ed echi

e che inclina le fronti

al suolo.

Federico Garcia Lorca, da Poema del cante jondo, 1931

SILENZIO


Tutti hanno paura del silenzio.
Tutti si sforzano di uccidere il silenzio.
Anche nei monasteri
Spesso c'è poco silenzio.
Perché appena l'uomo fa silenzio
Comincia a comunicare con se stesso.
Appena l'uomo fa silenzio
Comincia a vedere dentro di sé.
E vedere dentro di sé fa paura.

Bisogna creare isole di silenzio
Intorno a noi e nelle nostre occupazioni:
Sono isole di difesa, sono isole di ripresa.

Occorre creare isole di silenzio
per non essere soli.
Occorre creare isole di silenzio
Nelle occupazioni più assorbenti,
Per non essere dei travolti,
Per dominare le cose
E non lasciare che le cose ci travolgano.
Dio ci vuole dominatori delle cose,
Non fuscelli travolti dalle acque.
( Anonimo)

Prendi un sorriso, regalalo a chi non l'ha mai avuto.

Prendi un raggio di sole, fallo volare là dove regna la notte.

Scopri una sorgente, fa bagnare chi vive nel fango.

Prendi una lacrima, posala sul volto di chi non ha pianto.

Prendi il coraggio, mettilo nell'animo di chi non sa lottare.

Scopri la vita, raccontala a chi non sa capirla.

Prendi la speranza,e vivi nella sua luce.

Prendi la bontà, e donala a chi non sa donare.

Scopri l'amore, e fallo conoscere al mondo.

Mahtma Gandhi

http://larosadigerico.splinder.com/home?from=320

ricorda che anche il dono che fai è sempre un dono che tu hai ricevuto per l'altro

Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.

Regala un sorriso
quando tu hai voglia di piangere.

Produci serenità
dalla tempesta che hai dentro.
"Ecco, quello che non ho te lo dono".
Questo sia il tuo paradosso.

Ti accorgerai che la gioia
a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura
in cui l'avrai regalata agli altri.

( Alessandro Manzoni )


" Più si ama, meno si osserva dall’alto;

più si ama, meno si giudica;

più si ama, più si perdona; più si ama, più si ascolta e meno si parla;

più si ama, più si diventa roccia, appoggio, sicurezza per l’altro;

più si ama, più si è veri! " (S. Agostino)

Pazienza e perseveranza

C’è un precetto salutare del nostro Signore e maestro che dice: « Chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvo» (Mt 10,22). E un altro: « Se rimarrete nella mia parola sarete veramente miei discepoli, conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi» (Gv 8,3 1-32).

Bisogna essere pazienti e perseveranti, fratelli carissimi, affinché, dopo essere stati ammessi alla speranza della verità e della libertà, possiamo giungere alla verità e alla libertà vere e proprie.
Il nostro stesso essere cristiani è questione di fede e di speranza, ma perché fede e speranza possano conseguire il loro frutto è necessaria la pazienza. Non perseguiamo, infatti, una gloria per l’immediato, ma una gloria futura.

Attesa e perseveranza sono dunque necessarie per portare a compimento ciò che abbiamo cominciato ad essere e per entrare in possesso di ciò che speriamo e crediamo per divina garanzia.



Cipriano di Cartagine, Elogio della pazienza 13

"Denken ist Danken", "pensare è ringraziare". Martin Heidegger

Un buon matrimonio è quello nel quale ciascuno fa dell' altro il custode della sua solitudine e gli accorda questa fiducia, la più grande possibile… Una volta che si è compreso e accettato che, anche tra gli esseri umani più vicini, continuano a esistere distanze infinite, può svilupparsi una meravigliosa vita fianco a fianco, se si riesce ad amare quella distanza che permette a ognuno di vedere nella totalità il profilo dell' altro stagliato contro un ampio cielo.

R. M. Rilke

"Ci sono uomini che usano le parole al solo scopo di nascondere i loro pensieri"

Voltaire

Se sono ribelli è, forse, perché sono fedeli a valori di­menticati» (Sulivan).

So­no tormentato dal dubbio che non sempre i superiori abbiano meditato questa parabola (dei "due figli", Mt 21, 28-32) e ne abbiano quin­di tratto le rigorose conclusioni. Così rischiano di prendere qualche abbaglio allorché si tratta di scopri­re quali siano i figli veramente obbedienti.

Cortigiano non vuol dire collaboratore.

Adulare non è sinonimo di amare.

Dire «sì» non equivale a «fare».

Chi «si fa avanti» precipitosamente, quasi sem­pre scantona poi, non appena si trova fuori portata dalla vista del superiore.

Chi ha il «sì facile» sovente ha «l'impegno dif­ficile».

Il sorriso cerimonioso si accompagna inevitabil­mente al mugugno.

Gli specialisti dell'inchino - colonna vertebrale ad angolo retto - trovano una insormontabile difficoltà a piegare la schiena quando si tratta di afferrare la zap­pa e lavorare sul serio.

Quelli che si trovano immancabilmente in prima fila nelle parate ufficiali, finiscono volentieri nelle re­trovie (pantofole e poltrona) quando il calendario se­gna i grigi giorni feriali.

Certi «ribelli» sono i figli più appassionati della Casa. Il loro, sovente, è un amore deluso. Se sono «ribelli», può darsi che qualcuno li abbia feriti. «Se sono ribelli è, forse, perché sono fedeli a valori di­menticati» (Sulivan).

Certe «teste calde» hanno il solo torto di non saper adoperare la parola come turibolo. In realtà, un superiore intelligente sa di poter contare su di lo­ro. A occhi chiusi.

Possono avere qualche «parola sbagliata». Ma le azioni sono quelle giuste.

A.Pronzato, Vangeli scomodi, 353-354