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lunedì 24 giugno 2013

lo spazio in cui, dal fumo della distruzione, si leva e disegna il profilo di questo tu


in “l'Unità” del 13 giugno 2013
«Compassione: storia di un sentimento»: un saggio tra filosofia, letteratura e arte. Anticipiamo
l'introduzione dal libro di Prete (edito da Bollati). Una disamina analitica e appassionata di un
sentire controverso.

Se la compassione muove anzitutto dal riconoscimento dell’altro
in quanto corpo e linguaggio,
pensiero e desiderio,
c’è un tempo in cui questo riconoscimento
s’incrina o scompare.
E’ il tempo tragico.

La guerra è il nero trionfo
di questo tempo tragico.
E con la guerra,
con l’oblio della compassione,
l’esercizio sistematico della spietatezza.
La tecnica, che ha affinato i modi della distruzione,
si mette a servizio di questa morte della pietà. (...)

Narrazione e poesia hanno tuttavia mostrato come,
nel cuore del tragico, e contro il furore
dell’annientamento,
si possa levare,
proprio a partire dallo sguardo sul dolore altrui,
il tu di una ritrovata fraternità.
La compassione è lo spazio in cui,
dal fumo della distruzione,
si leva e disegna il profilo di questo tu.

domenica 23 giugno 2013

Ci si può soltanto affacciare sulla lingua del sentire, sulla lingua del patire, sui segni del loro apparire, sulle stazioni e le forme del loro svolgimento


in “l'Unità” del 13 giugno 2013
«Compassione: storia di un sentimento»: un saggio tra filosofia, letteratura e arte. Anticipiamo
l'introduzione dal libro di Prete (edito da Bollati). Una disamina analitica e appassionata di un
sentire controverso.

Questo libro vuole mostrare,
come per allineati tableaux di un’immaginaria esposizione,
alcune figure di una storia della compassione,
così come la scrittura e l’arte ce le hanno consegnate.
Ho detto storia,
ma è davvero un azzardo
che si possa fare storia dei sentimenti,
o storia delle passioni.
Perché sentimenti e passioni hanno
tante
modulazioni e vibrazioni
quanti
sono gli individui viventi.
E così è della loro rappresentazione,
variegatissima.
Ci si può soltanto affacciare
sulla lingua del sentire,
sulla lingua del patire,
sui segni del loro apparire,
sulle stazioni
e le forme del loro svolgimento.
Questo sguardo,
e questo ascolto,
possono a loro volta diventare racconto.
Un racconto tessuto con le parole e i pensieri dei classici.
Con le immagini che provengono dal mito,
dalle sue interpretazioni,
dall’antica tragedia greca,
dalle narrazioni moderne,
dalla terra della poesia e dell’arte.
Perché in questi linguaggi l’altro
- che abbia un volto familiare o ignoto -
è fonte di costante interrogazione.
È il respiro del corpo,
con la sua irripetibilità,
a farsi lingua, figura, ritmo.
La scrittura e l’arte ci restituiscono,
della compassione
- come del resto di ogni altro sentimento -
insorgenze e vibrazioni,
segnali e compimenti,
sospensioni e deviazioni,
eccessi e attenuazioni.

sabato 22 giugno 2013

Nell’orizzonte di questa comune appartenenza il dolore dell’altro non chiama l’indifferenza ma la prossimità.


in “l'Unità” del 13 giugno 2013
«Compassione: storia di un sentimento»: un saggio tra filosofia, letteratura e arte. Anticipiamo
l'introduzione dal libro di Prete (edito da Bollati). Una disamina analitica e appassionata di un
sentire controverso.

La filosofia
- quando non ha assunto il sentire della compassione
a fondamento stesso di una morale,
come è avvenuto con Rousseau e con Schopenhauer -
ha mostrato di volta in volta gli aspetti
ambigui,
autoconsolatori,
dolciastri,
della compassione.
Scrittori e artisti hanno invece rappresentato,
della compassione,
i gradi e le forme del suo manifestarsi,
la lingua, i gesti, la tensione conoscitiva.
Hanno mostrato la grande scena in cui la compassione prende forma :
la comunità dei viventi,
la finitudine che unisce nello stesso cerchio tutti i viventi, uomini e animali.
Con la singolarità dei loro corpi, e desideri, e ferite.
La rappresentazione letteraria, artistica e teatrale della compassione
è l’ininterrotto racconto di una presenza,
quella dell’altro, del suo volto, delle sue insondabili profondità.
Una presenza che corrobora la stessa identità di colui che è soggetto dello sguardo.
E smuove un sentire, che dal soggetto torna verso il sentire dell’altro.
Diventa, infine, riconoscimento del legame che trascorre tra tutti gli esseri.
Nell’orizzonte di questa comune appartenenza il dolore dell’altro
non chiama l’indifferenza
ma la prossimità.

giovedì 20 giugno 2013

è spesso soltanto una pacificazione di sé


in “l'Unità” del 13 giugno 2013
«Compassione: storia di un sentimento»: un saggio tra filosofia, letteratura e arte. Anticipiamo
l'introduzione dal libro di Prete (edito da Bollati). Una disamina analitica e appassionata di un
sentire controverso.

La compassione,
ha ancora scritto qualcuno,
è spesso soltanto una pacificazione di sé.

Può persino essere, la compassione,
maschera di un orgoglio,
esibizione della propria sicurezza,
delle sue salde radici.
E’ quel che La Fontaine
mette in scena nella favola La Canna e la Quercia,
dove le parole ipocritamente compassionevoli del forte albero
che invita il cespuglietto di canne a crescere
all’ombra del suo potente fogliame per potersi meglio difendere dal vento,
ricevono presto una smentita:
una tempesta impetuosa e violenta sradica la quercia ma non la canna,
che sa invece
piegarsi, ondeggiando sotto la bufera.

mercoledì 19 giugno 2013

Accade che la compassione possa invadere il doloroso silenzio di chi ha deciso di portare su di sé, con dignità, e forse fierezza, il fardello della propria pena

Il compiacimento che abbiamo svelato sotto la compassione può ferire l'altro invece di sollevarlo

in “l'Unità” del 13 giugno 2013
«Compassione: storia di un sentimento»: un saggio tra filosofia, letteratura e arte. Anticipiamo
l'introduzione dal libro di Prete (edito da Bollati). Una disamina analitica e appassionata di un
sentire controverso.

Accade che
il gesto visibile del soccorso
possa ferire il pudore
col quale l’altro ha nascosto la propria sofferenza,
sottraendola con fatica
all’altrui indiscrezione.
Accade che la compassione possa
invadere il doloroso silenzio di chi ha deciso di portare su di sé,
con dignità,
e forse fierezza,
il fardello della propria pena:
essere compassionevoli, è stato detto,
in fondo è come disprezzare l’altro,
non credere alle sue capacità di reggere l’afflizione
senza il lamento.
E succede anche che
dalla propria quieta soglia si guardi all’affanno dell’altro
come si osserva dalla sponda il dibattersi del naufrago nelle onde:
il sottile, inconfessato piacere di trovarsi al sicuro
può sovrastare e rendere fievole
l’ansia per il pericolo in cui si trova l’altro.

martedì 18 giugno 2013

un patire in comune, un patire insieme, una prossimità all’altro, alla sua ferita

Ho trovato questo articolo di Antonio Prete "Il tempo  della Pietas" lo voglio  leggere in questi giorni.
Difficile è la corretta compassione, in essa si annida un sottile compiacimento nella bontà che riversiamo su chi soffre.

in “l'Unità” del 13 giugno 2013
«Compassione: storia di un sentimento»: un saggio tra filosofia, letteratura e arte. Anticipiamo
l'introduzione dal libro di Prete (edito da Bollati). Una disamina analitica e appassionata di un
sentire controverso.

La compassione:
una passione condivisa.
ma anche un patire in comune,
un patire insieme,
una prossimità all’altro,
alla sua ferita.
La compassione è tuttavia un sentimento raro.
Perché rara è l’esperienza in cui il dolore dell’altro diventa davvero il proprio dolore.
La parola compassione spesso copre,
come un confortevole velo,
un sentire in cui l’attenzione all’altro, alla sua pena,
si accompagna a un certo compiacimento del soggetto compassionevole,
a una silenziosa conferma della sua bontà d’animo.