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martedì 20 settembre 2011

La vita non è una corsa

DANZA LENTA
Hai mai guardato i bambini in
girotondo,
o ascoltato il rumore della pioggia
quando cade a terra?
O seguito lo svolazzare irregolare
di una farfalla?
Osservato il sole allo svanire della
notte?
Faresti meglio a rallentare
Non danzare così veloce,
la musica non durerà.
Quando dici “come stai?”
Ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita
ti stendi sul tuo letto
con centinaia di questioni successive
che ti passano per la testa?
Non danzare così veloce,
il tempo è breve
la musica non durerà.
Hai mai detto a tuo figlio
“Lo faremo domani”
Senza notare nella fretta
Il suo dispiacere?
Mai perso il contatto
con una buona amicizia
finita perché
non avevi avuto tempo
di chiamare e dire “ciao”?
Faresti meglio a rallentare,
non danzare così veloce
il tempo è breve
la musica non durerà.
Quando corri così veloce
per giungere da qualche parte
ti perdi la metà del piacere di andarci.
Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno
È come un regalo mai aperto,
gettato via….
La vita non è una corsa.
Prendila piano,
ascolta la musica.
da Giugno 2011 - n. 50  C.D.B. Chieri informa  -Le riflessioni di alcuni studenti di scuola superiore

venerdì 28 gennaio 2011

scavava dei buchi profondi nel suo giardino

prendila sul serio (la vita)
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni pianterai un olivo
non perché resti ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
...e la vita peserà di più sulla bilancia.


( Nazim Hikmet )



Anthony de Mello racconta una bella storia a questo proposito. Stava per arrivare la stagione dei monsoni e uno vide come il suo vicino, un uomo di età molto avanzata, scavava dei buchi profondi nel suo giardino. «Che cosa fate?», chiese. «Pianto alberi di mango», fu la risposta. «Volete ancora mangiare i frutti di questi alberi?». «No», replicò il vecchio, «non vivrò più così a lungo. Ma ci saranno degli altri. Poco tempo fa mi è venuto in mente che per tutta la vita ho mangiato dei manghi piantati da altri. In questo modo desidero dimostrare loro la mia gratitudine».

mercoledì 26 gennaio 2011

nel momento che s’interessa al male viene frustrato

Scrive Etty Hillesum, morta ad Auschwitz nel 1943 a 29 anni: «Ho affrontato questo dolore, molti interrogativi hanno trovato risposta, l’assurdità ha ceduto il posto ad un po’ più di ordine e di coerenza: ora posso andare avanti di nuovo. È stata un’altra breve ma violenta battaglia, ne sono uscita con un pezzetto di maturità in più. Mi sento come un piccolo campo di battaglia su cui si combattono i problemi o alcuni problemi del nostro tempo. L’unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia. Quei problemi devono pur trovare ospitalità in qualche parte, in cui possono combattere e placarsi e noi dobbiamo aprire loro il nostro spazio interiore senza sfuggire».
Le parole di Hannah Arendt, una pensatrice tedesca di origine ebraica costretta a fuggire per le persecuzioni naziste: «È anzi mia opinione che il male non possa mai essere radicale, ma solo estremo; e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. È una sfida al pensiero, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale». 
Etty Hillesum scrive ancora: «Dobbiamo pregare di tutto cuore che succeda qualcosa di buono, finché conserviamo la disposizione verso questo qualcosa di buono. Infatti, se il nostro odio ci fa degenerare in bestie come lo sono loro, non servirà a nulla».

sabato 22 gennaio 2011

Non bisogna essere così sventati e sprovveduti


In una città c’erano due monasteri. Uno era molto ricco, mentre l’altro era poverissimo. Un giorno, uno dei monaci poveri si presentò nel monastero dei ricchi per salutare un amico monaco che aveva là. “Per un po’ non ci vedremo più, amico mio”, disse il monaco povero. “Ho deciso di partire per un lungo pellegrinaggio e visitare i cento grandi santuari: accompagnami con la tua preghiera perché dovrò valicare tante montagne e guadare pericolosi fiumi”. “Che cosa porti con te, per un viaggio così lungo e rischioso?”, chiese il monaco ricco. “Solo una tazza per l’acqua e una ciotola per il riso”, sorrise il monaco povero.  L’altro si meravigliò molto e lo guardò severamente: “Tu semplifichi un po’ troppo le cose, caro mio! Non bisogna essere così sventati e sprovveduti. Anch’io sto per partire per il pellegrinaggio ai cento santuari, ma non partirò di certo finché non sarò sicuro di avere con me tutto quello che mi può servire”. Un anno dopo, il monaco povero tornò a casa e si affrettò a visitare l’amico ricco per raccontargli la grande e ricca esperienza spirituale che aveva potuto fare durante il pellegrinaggio.Il monaco ricco dimostrò solo un’ombra di disappunto quando dovette confessare: “Purtroppo io non sono ancora riuscito a terminare i miei preparativi”.

 

Saremo pronti quando smetteremo l’armatura del Preparativo
ed indosseremo il mantello del Viaggio.
Ogni gesto coraggioso è frutto di una pazzia preparata nel cuore

il gusto delle grandi attese

Una tradizione ebraica racconta di alcuni giovani che chiedono a un anziano rabbino quando sia cominciato l'esilio di Israele. " L'esilio di Israele" risponde il rabbino" cominciò il giorno in cui Israele non ha più sofferto del fatto di essere in esilio". Il vero esilio non comincia quando si lascia la patria, ma quando non c'è più nel cuore la struggente nostalgia della patria.
APOLOGO EBRAICO



(...). L'uomo di oggi ha perso il gusto delle grandi attese, degli interrogativi radicali, degli ampi orizzonti. La perdita di questa nostalgia dell'infinito da cui proviene e a cui è destinato lo rende meschino, curvo sulle piccole cose (...). Aveva ragione lo scrittore moralista francese secentesco La Rochefoucauld quando dichiarava : "Chi si dedica troppo alle piccole cose diventa incapace delle grandi". In molti c'è ormai l'abitudine all'esilio, stanno bene nella banalità di un'esistenza priva di fremiti e di tensione, non attendono più un "oltre", cioé una meta più alta, una destinazione che non sia solo una qualsiasi stazione di passaggio. (...). Nel suo Discorso sulle scienze e sulle arti il famoso filosofo francese Jean-Jacques Rousseau osservava : "L'anima si proporziona insensibilmente agli oggetti che la occupano e quindi sono i grandi orizzonti quelli che fanno i grandi uomini".

tratto da
"Le parole e i giorni"
di Gianfranco Ravasi