lunedì 15 marzo 2010

L’educazione - affermava don Bosco - è cosa del cuore

“Ero indignata dell’indifferenza con la quale i miei compagni di studio si ponevano nei confronti delle questioni di carattere generale: una parte di essi, durante i primi semestri, inseguiva soltanto il divertimento, altri si preoccupavano scrupolosamente soltanto di riuscire a mettere insieme le nozioni necessarie al superamento dell’esame, e assicurarsi poi il cibo… io li definivo idioti…” (Edith Stein).

“L’educazione - affermava don Bosco - è cosa del cuore e Dio solo ne è il padrone e non potremo riuscire a niente se Dio non ci dà in mano la chiave di questi cuori”.

«…Il miglior momento è questo qui; il miglior contorno, quello che è là; il miglior pensiero, quello che ti visita. Non cercare dunque il migliore, ma comunica a ciò che hai nelle mani, a ciò che fai in questo momento, applicandovi il tuo spirito, questa dignità d’essere migliore. Non rimandare a domani ciò che puoi fare in questo momento, ma, nel medesimo tempo, non stancarti di rimandare a domani questo infinito che non può rientrare nella limitata capacità del presente. Con ciò ribadisco l’idea: "Occupa l’attimo che passa con una piccolissima cosa e rigetta nell’infinito il tuo desiderio”»

J.Guitton

Tu sei stato creato per lasciarti amare

http://cogitor.splinder.com/
Tu sei stato creato per lasciarti amare“La maggior parte degli uccelli sono stati creati per volare. Rimanere a terra, per loro, è una limitazione della capacità di volare, non l’opposto. …Tu , al contrario, sei stato creato per lasciarti amare. Così per te vivere come se non fossi amato è una limitazione, non una liberazione” (W. Paul Young, Il Rifugio).

domenica 14 marzo 2010

Addii

Lasciami andare per il mio cammino,

lasciami libera, pensiero.

Devo continuare la mia strada
e devo farlo
senza di te.

Mi hai accompagnato per un po' con la tua policromia inconsistente, hai scherzato,
riso, pianto, sferzato, graffiato con rabbia,
sanato il r
impianto e le ferite.

Ma ora basta, lasciami andare.

E ti darò la mia benedizione
abbandonandoti
ad un margine della strada.

Resta lì immobile,
affinché possa ritrovarti
come un vecch
io amico il giorno in cui,
voltandomi indietro,
vorrò guardare dall'alto
tutta la mia vita.
http://taccuinideltempo.blogspot.com

Ho scoperto anemos di cui sopra una sua poesia. La chioso con versi di un'altra:"il dono di una canzone".

"...Poichè talvolta per fuggire un istante anche il viandante più solitario ha bisogno di un sorriso disinteressato.


Il dono della tua canzone smorza con una delicata carezza l'intenso bruciore di piccole ferite che altri, svenduta la loro empatia, dispensano ridendo.
"

Anemos hai interrotto il tuo blog al 07 aprile, 2009

Abruzzo - Pasqua 2009

riprendi le tue carezze balsamo per le piccole ferite della vita, un'altra Pasqua è vicina.
Ciao Giorgio

PREGHIERA DI SAN TOMMASO D'AQUINO

http://radicicristiane.splinder.com/post/15705589/Preghiera+di+San+Tommaso+d'Aqu

Concedimi, Dio di misericordia
che io co
n fervore desideri,
con prudenza ricerchi,

con si
ncerità riconosca ed in perfetta guisa
adempia quel che a Te piace

in onore e gloria del tuo Nome Santissimo.

Aprimi Tu il sentiero della Vita,
e quanto da me vuoi,
fa' che io
sappia, fa' che io operi
come occorre e conviene all'anima mia.
Dammi, Signore mio, fortezza nella prosperità
e nelle avversità, sì che io nel benessere non mi adagi
e nelle difficoltà non mi abbatta, e di niente io goda
e mi dolga se non di ciò che Ti appartiene, Signore.
Ogni allegrezza che sia senza di Te mi disgusti
né altro mi attragga che sia fuori di Te,
ma mi conforti ogni lavoro per Te intrapreso, o Signore,
e mi attenda ogni riposo che Tu non allieti.
Fa', Signore, che io spesso a Te elevi il mio spirito
ed in ogni mio difetto io pensi a Te
con dolore e proposito di emendarmi.
Rendimi, Signore mio Dio,
obbediente senza ripugnanza,

povero senza rammarico, casto senza presunzione,
paziente senza mormorazione,
umile senza finzione, giocondo senza dissipazione,
austero senza tristezza, prudente senza fastidio,

pronto senza vanità, timoroso senza sfiducia,
veritiero senza doppiezza,
benefico senza arroganza,
sì che io senza superbia

corregga i miei fratelli,
e li edifichi con la parola e con l'affetto.
Dammi, Signore mio Dio, un cuore assai vigile
che mai vano pensiero distragga da Te;
cuore nobile che mai basso affetto seduca;
cuore retto che Ti cerchi;
cuore retto che nessuna mala intenzione contamini;
cuore saldo che per la tribolazione non s'infranga;
cuore libero che a torbida passione non ceda.
Infondimi, Signore mio Dio,
intelletto che Ti apprenda;
amore che Ti cerchi;
sapienza che ti trovi; parola che Ti piaccia;
perseveran
za che fiduciosa Ti aspetti;
e speranza di finalmente abbracciarti.
Fa' che io qui penitente porti in pace i tuoi castighi;
pellegrino profitti dei tesori della tua Grazia
e dei tuoi gaudi;
possa poi in Patria raggiante di gloria, esultante, lodarti.
Amen.

sabato 13 marzo 2010

Provocazione

Quante cose, quante situazioni, quante stranezzechiavi.jpg
accadono ogni giorno attorno a noi?
Ci sono situazioni verso le quali scegliamo
la linea dell’indifferenza perchè il coinvolgimento
sarebbe troppo scomodo.
Ce ne sono altre in cui ci buttiamo a capofitto
perchè ci crediamo.
E altre ancora verso le quali scegliere
resta un vero e proprio enigma irrisolto…
Eppure tutto ciò che si muove attorno ci chiama,
ci provoca, ci spinge a rispondere…
Chiamandoci a scegliere,
ogni realtà ci permette di crescere!

http://cantalavita.wordpress.com/giornalisti-evangelizzazione/

Occorre far fe­sta!


Qui termina il racconto di Gesù,
ma sulla conclusione della vicenda restano aperti interrogativi fonda­mentali

per noi che leggiamo la parabola.
È entrato il fratello a fare festa?
E il padre, è entrato lascian­do il figlio maggiore fuori,
oppure è ancora là che lo prega affinché la festa sia completa?
Questa parabo­la ci aiuta davvero a chiederci:
tu che chiami Dio Padre, quale im­magine di Dio hai?

L’immagine di un padre padrone?
Di un padre giusto, dotato di giustizia retributi­va?
O di un padre che ama senza porre condizioni?
Un padre che perdona sempre?
Gesù così ci in­terpella!
A ciascuno di noi la rispo­sta nel nostro cuore:
una risposta che possiamo dare solo nel penti­mento, tornando a Dio, nel segreto del cuore.
(Enzo Bianchi)



Siamo talmente distanti dalla visione di Dio che ci abbraccia ogni istante
che questa poca fede
ci costringe a inchiodarLo sulla croce
rendendo manifesto
il dubbio che abbia le mani aperte.
Eppure,
quando poniamo i primi passi sulla strada del ritorno,
il Padre lascia la torre sulla quale l'abbiamo lasciato correndoci incontro.

venerdì 12 marzo 2010

rientrò in se stesso e disse: Tornerò da mio padre...

Non sapeva
che il Padre non si era mai rassegnato
alla partenza del figlio.
Il figlio è sempre figlio,
anche quando sbaglia
e l'amore vero lo si misura nel perdono.
Non sapeva
il figlio
che il padre non si era mai allontanato dalla porta di casa.
Era sempre rimasto lì in attesa di un ritorno
che era certo sarebbe avvenuto.
E difatti:
"Quando era ancora lontano,
il padre lo vide e commosso
gli corse incontro,
gli si gettò al collo
e lo baciò".
Non diede neppure il tempo al figlio di esprimere il suo dolore.
Gli bastava che lui ora fosse lì tra le sue braccia.
"Portate qui il vestito più bello
e rivestitelo,
mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi
facciamo festa
perché questo mio figlio era morto
ed è tornato in vita,
era perduto ed è stato ritrovato".

Veramente è un racconto della misericordia del Padre che
nessun uomo sarebbe mai stato capace di scrivere,

ma è opera delle dita di Dio,

scritto con l'inchiostro della dolcezza,
che chiude le porte dell'inferno per aprire quelle del Paradiso.

Una parabola scritta per noi uomini peccatori che, troppe volte, non riusciamo a coglierne tutta la bellezza.
Ed è un vero peccato che continuiamo a vivere 'rubando ghiande ai porci' quando
potremmo partecipare alla festa del Cielo.

Noi uomini che ci facciamo soffocare dalle braccia di falsi amici, che avvelenano la vita,
ed abbiamo paura di abbandonarci alle braccia del Padre nella riconciliazione.
E' la inconfessata durezza della nostra superbia, che stoltamente rifiuta di "rientrare in se stessi e dirsi:
tornerò da mio Padre e gli dirò Padre ho peccato".
E' davvero incomprensibile questo atteggiamento di rifiuto dell'amore,
che costa la pena di sentirsi condannati al fango, che soffoca.
don Antonio Riboldi