lunedì 22 marzo 2010

Cenere siamo

Mi piace riproporre queste rige che ho trovato in
http://quidestveritas.splinder.com/
non servono solo per
mercoledì, 17 febbraio 2010
ma servono per ricordarci chi siamo che dobbiamo

OBBEDIENZA

Occupiamo un posto che non ci è lecito disertare!

Ci sono i cattolici della
domenica, gente che magari
è capace di votare Emma Bonino. Ci
sono i cattolici del Natale: meglio che
niente, ovvio, ma finita la festa gabbato è
Gesù. Ci sono i cattolici della Pasqua,
con l’ottimismo sciocco da uovo di cioccolato.
I cattolici sale, luce, medicina del
mondo sono quelli delle Ceneri, che oggi
vanno a messa ritagliandosi un’ora tra
gli impegni di una giornata normalmente
lavorativa per farsi mettere un po’ di
polvere sui capelli. E’ il contrario di tingersi:
è ingrigirsi. E’ il contrario di fingersi:
è autenticarsi. E’ riconoscere il
proprio ruolo, non esattamente centrale.
Tutto ciò nella giornata mondiale della
lotta contro la Hybris, la più grave malattia
dell’anima.
Camillo Langone
[Il Foglio 17 febbraio 2010]

Crocifisso in classe

In queto periodo della Quaresima riporto un articolo di Natalia Ginzburg che ho trovato sul sito di Rosario Carello il conduttore di "A sua Immagine" http://www.rosariocarello.it/
Non togliete quel crocifisso
Natalia Ginzburg per L’Unità del 22 marzo del 1988

Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente.
Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo.
Chi è ateo, cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo.
Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. E’ vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti.

Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini.
Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero.
Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente.
Il crocifisso fa parte della storia del mondo.
Natalia Ginzburg

domenica 21 marzo 2010

Gesù, abbi pietà di me


I monaci vedono nella preghiera fatta a Gesù il compendio di tutto il vangelo. Essa rimanda all'episodio della guarigione di Bartimeo (Mc 10,47), in cui Bartimeo prega Gesù di guarirlo dalla sua cecità: «Gesù, abbi pietà di me»; e all’episodio in Lc 18,13 in cui il pubblicano si presenta con umiltà a Gesù e lo prega così: «O Dio, abbi pietà di me, peccatore!».
Due elementi fondamentali trovano espressione in questa preghiera: uno è la preghiera per la guarigione. Ci portiamo appresso tutte le ferite e nella preghiera chiediamo a Dio che le guarisca. E spesso siamo ciechi: non vogliamo vedere la realtà come è veramente, chiudiamo gli occhi di fronte alla realtà della nostra vita, di fronte alla realtà del nostro prossimo e del mondo intero. Nella preghiera di Gesù chiediamo a Dio che ci apra gli occhi per trovare il coraggio di guardare in faccia noi stessi e la nostra vita. La preghiera rivolta a Gesù ci dona un nuovo modo di vedere. Vediamo tutto sotto la luce di Dio e dappertutto vediamo con gli occhi di Dio.
Spesso chiediamo troppo a noi stessi quando vogliamo vedere la realtà in faccia. Solo se Cristo ci prende per mano, come ha fatto con Bartimeo, troviamo il coraggio di guardare la realtà apertamente. Non dobbiamo più averne paura perché sappiamo che Cristo è con noi e ci fa scoprire la verità del mondo. Possiamo vedere il mondo nella sua autenticità perché in ogni parte di esso incontriamo anche Dio.
L’altro elemento fondamentale è l’umiltà del pubblicano, che non ha fiducia in se stesso e in ciò che fa, mentre ripone la propria fiducia nella pietà di Dio. E' la grande fiducia nel fatto che Dio ci accetta così come siamo. Se nelle mie preghiere ripeto sempre: «Gesù Cristo, abbi pietà di me», questa non è solo una preghiera incessante perché egli abbia pietà, ma piuttosto rappresenta il prendere coscienza di questa pietà, un ringraziamento nei confronti del Dio misericordioso.
Col passare del tempo questa preghiera produce una profonda pace interiore e una gioia silenziosa nei riguardi di Dio, di fronte al quale posso essere così come sono, anche se debole o colpevole. E gradualmente io stesso divento più misericordioso nei miei confronti. Non mi tormento più con rimproveri se commetto un errore: al contrar
io, sottopongo l’errore alla pietà di Dio. Così mi concilio con esso e provo maggiore compassione per il mio prossimo. Se sento durante l’ascolto di una confessione che giudizi negativi affiorano dentro di me, la preghiera di Gesù mi aiuta ad assumere un atteggiamento di maggiore misericordia nei confronti dell’altro. In questo modo rendo meglio giustizia al suo mistero di quanto potrei fare attraverso i miei pregiudizi affrettati, nei quali vedo l’altro solo attraverso gli occhiali delle mie proiezioni.
Tratto da: A. Grun, Preghiera come incontro - ed. Messaggero Padova

sabato 20 marzo 2010

Sobrio ed ebbro nel web.

marzo 15th, 2010 by donfortunato
Nella Bibbia la parola “sobrietà” viene usata in collegamento con l’azione del vegliare (cfr. 1 Tessalonicesi 5,6; 1 Pietro 1,13). Chi non è sobrio può essere rapidamente sedotto dal nemico o da influssi spirituali negativi (cfr. 2 Timoteo 2,26).
Sobrio è colui che vive in modo innocente, che non nuoce a nessuno. E’ colui che è sempre sveglio e vigile. E’ colui che ha uno stile di vita che incarna e vive sempre nei limiti del rispetto altrui, mettendo a disposizione il desiderio della ricerca e la scoperta della vita. E’ “quell’atteggiamento disinteressato, gratuito, estetico che nasce dallo stupore per l’essere e per la bellezza, il quale fa leggere nelle cose visibili il messaggio del Dio invisibile che le ha create” (cfr. Centesimus Annus, 37).
L’ebbro è invece colui che inebriato, esaltato, ubriaco, avvinazzato, agitato, su di giri, fuori le righe, sregolato, fuori controllo, smisurato compie atti che disumanizzano se stesso e coloro che stanno a contatto con lui.
Il web è lo specchio della nostra è una società ebbra di consumi, di piaceri, di cose materiali, è una società dell’abbondanza, dell’apparenza, del narcisismo che i sociologi come anche gli analisti definiscono affluente, edonista, opulenta.
Il web è lo specchio degli uomini che scelgono lo stile della sobrietà. Non cadiamo nella trappola della banalità. Stà qui il segreto.
http://intrappolatinellarete.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/

Tutti gli altri popoli camminino pure ognuno nel nome del suo dio, noi cammineremo nel nome del Signore Dio nostro, in eterno, sempre”.Micea (4:4-5)

Il cattolicesimo ha un potenziale universalistico molto più alto. Mentre la solidarietà etnica e culturale è sempre tra i membri del gruppo contro chi non ne fa parte (e di solito è proprio l’esistenza di un nemico che consente al gruppo di ricompattarsi: è il meccanismo del “capro espiatorio”), la solidarietà che ci insegna il Vangelo (pensiamo alla parabola del Samaritano, Lc 10:25-37, o all’invito ad amare i nemici, Mt 5:43-45) è totalmente libera dalle appartenenze etniche e dalle affinità politiche e culturali: siamo liberi di decidere chi vogliamo che sia il nostro prossimo, senza alcun vincolo. L’etica è indipendente dall’etnia; e noi siamo liberi dai legami di sangue, di territorio e persino di fede. Liberi di comportarci secondo coscienza e di non rendere insormontabili i confini che ci separano; anzi, di abbatterli, trasferendo su chi prendiamo come nostro prossimo l’amore gratuito ( e quindi libero) con cui ci sentiamo amati da Dio Padre.
Questo potenziale di unversalismo (contro i tanti particolarismi che costruiscono barriere e scatenano conflitti) richiede però la capacità di superare l’orgoglio dell’appartenenza, e l’umiltà di riconoscere la pluralità dei cammini di salvezza, come scrive il profeta Micea (4:4-5): ” Siederanno ognuno tranquillo sotto la vite e sotto il fico e più nessuno li spaventerà (…) Tutti gli altri popoli camminino pure ognuno nel nome del suo dio, noi cammineremo nel nome del Signore Dio nostro, in eterno, sempre”.
http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/

venerdì 19 marzo 2010

Anch'io non ti condanno

Ben triste la giustizia degli uomini, spettacolare, che a volte rischia di diventare una giustizia ingiusta, che riesce a distruggere anche chi è innocente!
Ben diversa la misericordia giusta di Dio, che riporta a vita chi per debolezza sbaglia, ma poi riconosce il proprio errore.
La Parola di Dio, oggi, indica la via della Misericordia di Dio, la sola che sa rimetterci in piedi quando cadiamo... anzi lo fa in modo che dall'errore si esca migliori.
L'atteggiamento di Gesù, verso chi sbaglia, è davvero nettamente diverso da quello di noi uomini. Gesù fa conoscere la bellezza della resurrezione, ossia del ritorno alla vita, attraverso la grande Misericordia del Padre.
E ricordiamocelo sempre: quando uno sbaglia, cade, non implora dita puntate e disistima, ma mani che lo aiutino a rialzarsi, come nel sacramento della Riconciliazione, che ha bisogno di essere più considerato e frequentato.
Davanti a noi, che ci sentiamo forse avviliti dai nostri peccati, non c'è mai un giudice impietoso, come vorrebbero gli scribi e i farisei del nostro tempo, sempre pronti a condannare e mai a risuscitare.
C'è sempre Gesù, nelle 'vesti' del sacerdote, che ascolta, compatisce, cerca di incoraggiare e rimettere sulla buona strada.

giovedì 18 marzo 2010

Sono sgusciato dalla tua pienezza senza lasciarti vuota


n te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.
 
In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.
 
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.
 
Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.
 
Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.
Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo librodietro la febbre della scarlattina.
 
Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vinoe ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambenon ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
a te ho nascosto tutto
[da "Mamm'Emilia" - Erri De Luca]