Visualizzazione post con etichetta Savone Antonio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Savone Antonio. Mostra tutti i post

lunedì 16 gennaio 2017

Un pericolo tutt’altro che superato.

“Vino nuovi in otri nuovi!”:
il pericolo da cui Gesù ci mette in guardia
è quello di ridurre la fede a un pezzo di panno nuovo su un vestito che rimane vecchio.

Un pericolo tutt’altro che superato.

Continuiamo
ad aggiungere cose nella vita personale e comunitaria,
continuiamo
a inventarne altre ma dentro un modello, un impianto e un programma per lo più vecchio.

Si può essere praticanti senza fede,
si può fare la carità senza amore,
si può essere gelosi dei dogmi senza assaporarne la verità.
Vuol dire che a dominare è la lettera (“la lettera uccide, lo Spirito da vita”),
la legge, che di volta in volta prende il volto
del formalismo, della ripetizione sterile, della disciplina tutta esteriore.
In questo modo si finisce per essere
persone che patiscono e fanno patire una noia mortale,
persone vecchie incapaci di aprirsi alle continue invenzioni di Dio nella storia degli uomini
e perciò l’obbligo è quello di deplorare ogni novità.
Il Signore non ci vuole collezionisti di otri vecchi
ma uomini e donne che continuamente si rivestono
di quell’abito nuovo che è Gesù Cristo!

Lunedì della II settimana del T.O. Antonio Savone

lunedì 2 gennaio 2017

Imparare ad accettare noi stessi e la nostra misura umile, è l’inizio di un vero percorso di maturità e di sapienza.


Giovanni intuisce che è proprio la presenza del Signore nella nostra vita a conferirci il senso più profondo e la lettura più pertinente. 
Tuttavia, non è scontato vivere di luce riflessa: 
c’è qualcuno – la prima lettura lo chiama “l’anticristo” – che vorrebbe farci cadere proprio nel percorso inverso. 
Se il Signore ci invita 
a non venir mai meno nel rapporto con lui, 
il nemico, invece, ci seduce a tal punto 
da mettere noi stessi al centro di tutto. 
Ma al prezzo di cadere in un grande disorientamento e di sperimentare una terribile infelicità.

Imparare ad accettare noi stessi e la nostra misura umile, 
è l’inizio di un vero percorso di maturità e di sapienza.

Non sono io… imparare a definirsi accettando di mettersi dei confini.

Non sono io… ma sei tu, Signore, colui che dà speranza ai miei giorni.

Non la maschera ma la realtà, 
non la recita ma l’impegno sincero. 
Giovanni ci insegna l’arte del fare un passo indietro 
per riconoscere che quello che di più vero io sono, 
lo devo ad un Altro, 
seguendo il quale posso scoprire chi io sono veramente.

Come vogliamo vivere questo tempo che la misericordia di Dio ci dona? 
Giovanni non esiterebbe ad attestare: 
“Bando alla menzogna. Restate saldi in ciò che non viene mai meno”.

Questa liturgia ci sollecita ancora a dare un nome a “coloro che cercano di ingannarci”. 
C’è un inganno che è fuorviante perché ci porta lontano da noi stessi. 
In guardia perciò dall’autoreferenzialità che rischia di essere una tomba anticipata.

Quanto mai appropriate ancora le altre parole di Giovanni: 
“In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”. 
Se può essere facile accostarsi a un Dio Bambino, 
non lo è misurarsi con l’uomo di Nazaret. 
È facile ignorare un Dio che si fa presente discretamente tanto 
da non essere riconosciuto né accolto.

Antonio Savone il vangelo di oggi

domenica 25 dicembre 2016

5.Prepararsi alla liturgia della notte di Natale:.. ci ruba ciò che è essenziale alla vita buona proposta dal Vangelo

In questa notte, assumendo la nostra umanità, Gesù ci fa dono della sua condizione.
E, tuttavia, sebbene il dono di Dio sia irrevocabile,
la nostra appropriazione non è mai del tutto compiuto
perché patiamo il fascino di misurarci su altri modelli.
Basta andare solo per un attimo alla cronaca di questi giorni:
ci accontentiamo di molto meno ma, ahimè, a quale prezzo.
Dietro una crisi economico-finanziaria,
infatti, c’è un vero e proprio impoverimento del nostro essere uomini.
Non è forse vero che troppo spesso la persona umana è ridotta alla funzionalità dei suoi neuroni?
Che l’amore è considerato solo alla stregua di una combinazione chimica?
Che la famiglia è tale solo finché vige un accordo?
Che il diritto è ridotto a desiderio?
Che i valori morali sono ridotti al sentimento dell’istante?
Che la cultura è ridotta a opinione, la verità a sensazione e l’autenticità alla stregua dell’autoaffermazione?

Il riduzionismo ci seduce
ma al contempo
ci avvilisce
perché ci ruba ciò che è essenziale
alla vita buona
proposta dal Vangelo.

Una forma di vita non vale l’altra:
solo Gesù Cristo è in grado di dare forma compiuta alla nostra vera identità.
Lo hanno compreso molto bene i quattro bambini di Mosul decapitati di recente perché, a chi gli intimava di professare la formula di adesione all’Islam, hanno avuto la forza di rispondere:
“Non possiamo farlo. Amiamo Gesù e seguiamo solo lui”.

Prepararsi alla liturgia della notte di Natale
Antonio Savone


sabato 24 dicembre 2016

4. Prepararsi alla liturgia della notte di Natale:...la chiave più idonea per afferrare il senso profondo che il Natale ha rappresentato... eppure è Natale

Eppure è Natale…
Forse questa congiunzione potrebbe essere considerata
la chiave più idonea per afferrare il senso profondo che il Natale ha rappresentato,
in ogni tempo e in ogni latitudine,
da venti secoli a questa parte.
Eppure…

Ci si può togliere tutto,
ma non il Natale.
Anche se tutto sembra precario e appeso ad un filo,
il Natale viene.
Certo, viene come data da calendario e porta con sé il clima che conosciamo.

Tuttavia, esso porta con sé una domanda:
sei disposto a fare la prima mossa?

Siamo tutti perennemente alla ricerca
di una identità,
di una forma
che ci aiuti a realizzarci come persone.
E a volte tale ricerca è non solo affannosa ma inconcludente.
La liturgia di questa notte ci annuncia che
la nostra forma va individuata in Gesù Cristo.
Così, infatti, pregheremo tra poco:
“Accetta, o Padre, la nostra offerta in questa notte di luce,
e per questo scambio di doni trasformaci nel Cristo tuo Figlio,
che ha innalzato l’uomo accanto a te nella gloria”.

Prepararsi alla liturgia della notte di Natale
Antonio Savone


venerdì 23 dicembre 2016

3. Prepararsi alla liturgia della notte di Natale:... mentre subiamo le conseguenze di quella esperienza, ci riscopriamo quasi incapaci di ristabilire da soli la comunione infranta.

Ci è capitato
– oh, sì che ci è capitato, e non una volta soltanto –
di trovarci a vivere momenti di stanchezza, se non addirittura di tensione,
all’interno di qualche relazione per noi significativa.
E, mentre eravamo lì a riandare con la mente ai ricordi di quanto avevamo condiviso,
ci siamo ritrovati a chiederci:
a chi tocca fare la prima mossa?
Non diversa la situazione dell’umanità.
Quell’esperienza di comunione, sintonia, amicizia, condivisione
che ha caratterizzato il rapporto dell’uomo con Dio,
ad un tratto, per una strana volontà di riscatto, di rivalsa,
ha conosciuto una incrinatura i cui strascichi li patiamo ancora oggi, nessuno escluso.
E, sebbene, ne siamo indelebilmente segnati e mentre subiamo le conseguenze di quella esperienza,
ci riscopriamo quasi incapaci di ristabilire da soli la comunione infranta.

Per questo è Dio stesso a prendere nuovamente l’iniziativa di fare la prima mossa.

Prepararsi alla liturgia della notte di Natale
Antonio Savone

giovedì 22 dicembre 2016

2. Prepararsi alla liturgia della notte di Natale:.. la capacità di riattivare la disponibilità a recuperare aspetti di noi troppo spesso rimossi o dimenticati.

Guadagnare tempo sulla morte:
trovo in questa espressione il senso del nostro essere qui stanotte.
Il Natale porta con sé in modo quasi misterioso
la capacità di riattivare la disponibilità a recuperare aspetti di noi troppo spesso rimossi o dimenticati. Esso, a dispetto di momenti di difficoltà e di crisi,
 ricorda che
c’è altro per cui vale la pena mettersi in gioco e spendersi.
Proprio l’esperienza di precarietà della condizione umana è ciò che ha spinto Dio a farla sua.
Il Natale, infatti, narra di un Dio che fa la prima mossa verso l’uomo non attendendo
che da parte di questi ci siano già i segni di un ravvedimento
o della disponibilità ad accogliere quanto egli vorrà offrirgli.

Proprio questo tempo di precarietà che corrisponde
a un vero tempo penitenziale,
può essere sorgente di nuove relazioni con la riscoperta
dell’essenzialità,
di nuovi stili di vita,
di sobrietà di consumi;
può essere occasione più spazio per il cielo,
più tempo per cogliere il cuore dell’altro.

Prepararsi alla liturgia della notte di Natale
Antonio Savone

mercoledì 21 dicembre 2016

1 Prepararsi alla liturgia della notte di Natale:...la consapevolezza della comune appartenenza all’umanità

Non abbiamo sparato un colpo quel giorno. Abbiamo soltanto  approfittato di quel giorno di quiete, guadagnando tempo sulla morte”.

Mi piace iniziare questa omelia nella notte santa, attingendo alla testimonianza scritta da un fuciliere scozzese l’8 gennaio 1915, il quale riportava su un quotidiano inglese la tregua avvenuta nella notte del 25 dicembre 1914, esattamente 100 anni fa. In una terribile guerra di posizione, mentre si lottava per guadagnare pochi metri di terra di nessuno in due opposte trincee fangose,
allo scoccare della mezzanotte,
i ragazzi del fronte tedesco intonano un canto natalizio
a cui i ragazzi scozzesi rispondono con il suono delle cornamuse,
mentre ripensano con nostalgia ad affetti e luoghi cari.
Qualcosa ebbe la meglio sul rombo dei cannoni:
la consapevolezza della comune appartenenza all’umanità,
prima ancora che ad un popolo
e perciò ad una cultura specifica.
Quella tregua di Natale fu il tentativo spontaneo di una riconciliazione dal basso:
i comandi supremi, infatti, che non l’avevamo ordinata, imposero che non accadesse mai più in futuro.
Una tregua scoppiata all’improvviso, senza alcun preavviso né accordo...

Eppure – Prepararsi alla liturgia della notte di Natale
Antonio Savone

domenica 17 maggio 2015

far indietreggiare il male mediante un cuore che ogni giorno si lascia purificare dalla parola del Vangelo

“A che serve vivere bene, – ripeteva sant’Agostino – se non ci è dato di vivere per sempre?”

La nostalgia del cielo è ciò che ci permette di trascorrere i giorni non facendo navigazione a vista, bensì secondo la grazia di una traiettoria ben precisa: quella indicata a noi dal Figlio di Dio.

La nostalgia del cielo è ciò che ci fa stare nella vita non come se fosse una inutile corsa tra rivali ma come un sentiero da percorrere tra compagni di cordata.

Nostalgia del cielo equivale a fare proprio il mandato consegnato da Gesù ai discepoli:

far indietreggiare il male mediante un cuore che ogni giorno si lascia purificare dalla parola del Vangelo e stanare ogni forma di alienazione umana;

esprimersi mediante il linguaggio della comprensione e del dialogo bandendo il vecchio idioma che si declina come aggressività, spirito di vendetta, odio;

essere limpidi e sinceri così da far sgonfiare il veleno della cattiveria e il morso della menzogna;

restituire speranza mediante la misericordia a chi è piagato nel corpo e nello spirito.

Quando questo accade, il cielo è sceso in terra…

La nostalgia del cielo – Ascensione del Signore – B.V. dei MIracoli
Antonio Savone