giovedì 14 luglio 2011

Dio non affida nulla al caso

Contemplazione nelle strade
di Madeleine Delbrêl
(da Noi delle strade)

...Ci sono luoghi in cui soffia lo Spirito, ma c’è uno
Spirito che soffia in tutti i luoghi....

L’obbedienza
Noialtri, gente della strada, sappiamo benissimo
che sino a quando la nostra volontà sarà viva
non potremo amare davvero il Cristo.
Noi sappiamo che solo l’obbedienza potrà fondarci in questa morte.
E invidieremmo i nostri fratelli religiosi se non riuscissimo anche noi a morire, ogni istante, un po’ di più.
Le piccole circostanze della vita sono dei « superiori » fedeli. 
Non ci lasciano un attimo,
ed i «sì» che dobbiamo dir loro si succedono gli uni agli altri.
Quando ci si abbandona ad esse senza resistenza,
ci si ritrova meravigliosamente liberati da se stessi.
Si galleggia nella Provvidenza come un turacciolo di sughero nell’acqua.
E non facciamo gli orgogliosi:
Dio non affida nulla al caso;
le pulsazioni della nostra vita sono sconfinate,
perché egli le ha volute tutte.
Ci afferrano dall’attimo del risveglio. 
Il trillo del telefono.
La chiave che gira male nella toppa.
L’autobus che non arriva, che è zeppo,
o che se ne va senza aspettarci.
Il nostro vicino di sedile che occupa tutto il posto, il vetro che vibra fino a stordirci.
E’, ancora, l’ingranaggio della giornata:
una pratica che ne chiama un’altra, un certo lavoro che non abbiamo scelto.
E’ il tempo con le sue variazioni raffinate
perché assolutamente pure da ogni volontà umana.
E’ l’avere freddo o avere caldo, l’emicrania o il mal di denti.
La gente che si incontra. e conversazioni che i nostri interlocutori scelgono.
Il signore maleducato che ci urta sul marciapiede.
Le persone che hanno voglia di perdere tempo e che ci acchiappano.
L’obbedienza, per noi, gente della strada, 
è piegarci alle manie della nostra epoca quando sono senza malizia.
È avere i vestiti di tutti, le abitudini di tutti, il linguaggio di tutti.
È, quando si vive in parecchi,
dimenticare di avere un gusto e lasciar le cose al posto che gli altri han dato loro.
L’esistenza diventa così una specie di grande film al rallentatore.
Non ci dà la vertigine.
Non ci fa ansimare.
Corrode a poco a poco, fibra per fibra, la trama dell’uomo vecchio,
una trama non più raccomandabile e che bisogna rinnovare totalmente.
Quando ci saremo abituati a consegnare la nostra volontà all’arbitrio di tante piccole cose,
non troveremo più difficile, all’occasione,
fare la volontà del nostro caposervizio, di nostro marito, dei nostri genitori.
Allora possiamo sperare che ci sia facile anche la morte.
Non sarà una cosa grande,
ma una successione di piccole sofferenze ordinarie accettate una dopo l’altra.

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