lunedì 23 gennaio 2012

si nascondono nelle tane del destino


Da ragazzo, Theodore, te ne stavi lunghe ore 
sulla riva del torbido Spoon
a fissare con occhi incavati la tana del gambero, 
in attesa di vederlo, mentre spinge avanti, 
prima le antenne ondeggianti, come festuche, 
e poi subito il corpo, color steatite, 
gemmato con occhi di gaietto.
E ti chiedevi rapito nel pensiero
cosa sapesse, cosa desiderasse, e perché mai vivesse. 
Ma poi il tuo sguardo si volse agli uomini e alle donne
che si nascondono nelle tane del destino in grandi città,
per veder uscire le loro anime, 
e così capire
come vivessero, e per che cosa, 
e perché s'affannassero tanto a strisciare
lungo la strada sabbiosa dove manca l'acqua 
quando l'estate declina.
(Edgar Lee Masters)


“Potete onestamente dire che avete una maniera di vita? Non solo, ma che cosa voi chiamate autenticamente vostro? La casa in cui vivete? Il cibo di cui v’ingozzate? Le vesti che portate? Voi non avete costruito quella casa, non coltivato il cibo, non fatto le vesti. Avete fatto il danaro – e come! – per comprare queste necessità. Qualcun altro le ha fatte per voi. Lo stesso vale per le vostre idee.  Le avete prese già confezionate. Qualcun altro le ha pensate per voi. In quanto a voi, non avete il tempo per pensare, non l’energia, e nemmeno il desiderio. E voi volete obbedienza e rispetto, voi che non siete nulla, voi che non avete mai fatto nulla di vitale…”Henry Miller, Come il colibrì

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