giovedì 3 febbraio 2011

un piccolo pezzetto di te in noi stessi, mio Dio

Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi
Stanotte per la prima volta ero sveglia 
al buio con gli occhi che mi bruciavano, 
davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. 
Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: 
cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi 
delle mie preoccupazioni per il domani, 
ma anche questo richiede una certa esperienza. 
Ogni giorno ha già la sua parte.

Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, 
ma a priori non posso prometterti nulla. 
Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, 
e cioè che tu non puoi aiutare noi, 
ma che siamo noi a dover aiutare te
e in questo modo aiutiamo noi stessi
L’unica cosa che possiamo salvare in questi tempi, 
e anche l’unica che veramente conti
è un piccolo pezzetto di te in noi stessi, mio Dio. 
E forse possiamo anche contribuire
a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini
Si, mio Dio, sembra che tu non possa far molto 
per modificare le circostanze attuali 
ma anch’esse fanno parte di questa vita. 
Io non chiamo in causa la tua responsabilità, 
più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. 
quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: 
tu non puoi aiutarci,
ma tocca a noi aiutare te, 
difendere fino all’ultimo la tua casa in noi.
Esistono persone che all’ultimo momento 
si preoccupano di mettere in salvo 
aspira polveri, forchette e cucchiai d’argento, 
invece di salvare te, mio Dio
altre persone, che sono oramai 
ridotte a semplici ricettacoli 
di innumerevoli paure e amarezze, 
vogliono a tutti i costi salvare il proprio corpo. 
Dicono: non mi prenderanno. 
Dimenticano che non si può essere nelle grinfie di nessuno 
se si è nelle tue braccia
Comincio a sentirmi un po’ più tranquilla, mio Dio, 
dopo questa conversazione con te. 
Discorrerò con te molto spesso, d’ora innanzi, e 
in questo modo ti impedirò di abbandonarmi
Con me vivrai anche tempi magri, mio Dio, tempi 
scarsamente alimentati dalla mia povera fiducia; 
ma credimi, io continuerò a lavorare per te e 
a esserti fedele e non ti caccerò via dal mio territorio.
Per il dolore grande ed eroico ho abbastanza forza, mio Dio, 
ma sono piuttosto le mille piccole preoccupazioni quotidiane 
a saltarmi addosso e a mordermi come altrettanti parassiti
Be, allora mi gratto disperatamente per un po’
e ripeto ogni giorno: per oggi sei a posto, 
le pareti protettive di una casa ospitale ti scivolano sulle spalle come un abito che hai portato spesso e che ti è diventato famigliare,
anche di cibo ce n’è a sufficienza per oggi, 
e il tuo letto con le lenzuola bianche 
con le sue calde coperte è ancora lì, pronto per la notte e dunque, 
oggi non hai diritto di 
perdere neanche un attimo della tua energia in piccole preoccupazioni materiali
Usa e impiega bene ogni minuto di questa giornata e rendila fruttuosa,
fanne un’altra salda pietra su cui 
possa ancora reggersi il nostro povero e angoscioso futuro.
Il gelsomino dietro casa è completamente sciupato 
dalla pioggia e dalle tempeste di questi ultimi giorni, 
i suoi fiori bianchi galleggiano qua e là sulle pozzanghere
scure e melmose che si sono formate sul tetto basso del garage. 
Ma da qualche parte dentro di me esso continua a fiorire indisturbato, esuberante e tenero come sempre e spande il suo profumo 
tutt’intorno alla tua casa, mio Dio. 
Vedi come ti tratto bene
Non ti porto soltanto le mie lacrime e le mie paure
ma ti porto persino in questa domenica mattina grigia e tempestosa, 
un gelsomino profumato.
Ti porterò tutti i fiori che incontro sul mio cammino 
e sono veramente tanti.
Voglio che tu stia bene con me. 
E tanto per fare un esempio: 
se io mi ritrovassi richiusa in una cella stretta 
e vedessi passare una nuvola davanti alla piccola inferriata, 
allora ti porterei quella nuvola, mio Dio, 
sempre che ne abbia ancora la forza.
Etty Hillesum, nata in una famiglia della borghesia intellettuale ebraica, è  morta ad Auschwitz nel novembre del 1943. Questo suo diario è stato pubblicato per la prima volta nel 1981 con immenso successo paragonabile a quello che accolse il diario di Anna Frank.

3 commenti:

  1. Ok, sono di poche parole - e per trovare quelle poche parole non faccio molto sforzo - ma come potrei aggiungere qualcosa ad un testo così senza rovinarlo!?

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  2. Ah... dimenticavo, davvero bello!

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  3. So che nulla cambierà. Non certo perché ho scritto queste righe in una mattina grigia e triste.. Ma niente mi impedisce di dire quello che mi preme nel cuore. La parola, a volte, si fa urgente, si fa spazio nella mia mente. E come il pittore prende il pennello, io impugno la penna. La voglio vedere scorrere sul foglio, quasi inconsapevole di quello che sta dicendo. La parola che viene dal cuore. Nulla a che vedere con la parola che viene dalla ragione. La ragione dice: taci, non serve. Il cuore dice: prova, non si sa mai. E continui a scrivere. Parole buone contro parole cattive. Parole che cuciono ferite, parole che le aprono. Parole che offendono, parole che incoraggiano. Parole vere, parole false. Parole che si seppelliscono dentro altre parole. Parole-fiore, parole-arma. Parole per sopraffare, parole che ascoltano. Parole che mettono in campo pregiudizi, parole che vogliono comprendere. Parole che danno giudizi, parole che aprono al dialogo. Ma più di tutte amo le parole che si rispecchiano nel silenzio e nel silenzio prendono forma.
    “Vorrei scrivere parole che siano organicamente inserite in un grande silenzio, e non parole che esistono solo per coprirlo e disperderlo” (..) “Se mai scriverò mi piacerebbe dipingere poche parole su uno sfondo muto. E sarà più difficile rappresentare e dare un’anima a quella quiete e a quel silenzio che trovare le parole stesse, e la cosa più importante sarà stabilire il giusto rapporto tra parole e silenzio – il silenzio in cui succedono più cose che in tutte le parole affastellate insieme”.
    Etty Hillesum

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