martedì 21 gennaio 2014

Parlavo di una "cosmesi" della morte, appunto perché noi cerchiamo di abbellire il consumarsi del tempo, che della morte è il simbolo, esaltandoci nel consumo di beni illusoriamente duraturi.


Anche l'ambizione del dominio,
inteso come esasperazione
della forza, della riuscita, del successo in ogni campo della vita,
è un modo illusorio di possedere il tempo.
Il potere, per esempio quello politico,
coltivato come fine a se stesso,
come ebbrezza della propria potenza e del proprio dominio sull'altro,
genera l'impressione di poter durare a dispetto del tempo,
prolunga la fantasia di attraversarne il logorio senza esserne travolti.
Infine, la spasmodica ricerca del godimento in ogni forma,
mira a neutralizzare il tempo,
è una sfida alla sua caducità.
Riempire il giorno e la notte di eccitazioni,
concentrarsi puntigliosamente nella cura del proprio piacere corporeo,
del proprio benessere fisico e psichico,
significa aggrapparsi alla vita biologica,
pensando che il tempo del suo godimento
sia tutto il bene di cui possiamo disporre.
Ostentare ricchezza, potere, sicurezza, salute, attivismo,
sono tutti espedienti per esorcizzare l'angoscia del tempo che ci sfugge dalle mani. Parlavo di una "cosmesi" della morte,
appunto perché noi cerchiamo di abbellire il consumarsi del tempo,
che della morte è il simbolo,
esaltandoci nel consumo di beni illusoriamente duraturi.
L'esorcismo funziona come un "trucco" escogitato
per prolungare la nostra partita con la morte;
eppure sappiamo che la partita non potrà durare all'infinito,
e la morte avrà l'ultima mossa.

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